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Zangrillo: «Berlusconi era preoccupato per il Covid»

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«Mi ricordo bene, anche perché in realtà sono passati pochi giorni, 12 credo, di avere visitato il presidente e di essermi accorto che c’era un’evoluzione del virus strana, veloce e repentina, che dovevo approfondire. Sulla base di una Tac fatta nella notte (il 4 settembre,ndr), il primo vero, grande problema che ho dovuto affrontare è stato quello di obbligare un paziente che si sentiva ancora bene a un ricovero ospedaliero».

Professore Alberto Zangrillo, abbiamo visto Berlusconi all’uscita dell’ospedale emozionato. Questo per l’ex presidente del Consiglio non è stato un ricovero uguale agli altri. In che cosa è stato diverso?«Io li ho conosciuti tutti quelli degli ultimi 20 anni. Credo ci sia stata una cosa che richiama una delle caratteristiche veramente negative del Covid-19: ti obbliga alla solitudine e ad affrontare la malattia da solo. Berlusconi era emozionato. Era provato. L’hanno visto tutti. E in questi giorni, forse, è stato anche un po’ spaventato, perché l’evoluzione della malattia non lascia scampo se si perde del tempo. Lui questa volta credo abbia avuto voglia di dirmi che stava vivendo qualcosa che lo preoccupava veramente. È un uomo molto razionale per cui, se c’è una terapia che è una terapia esatta per la cura della patologia, è il primo a capirlo. Ma l’evoluzione di una malattia infettiva può, soprattutto quando non c’è una terapia specifica, sfuggire di mano e presentare un quadro clinico molto negativo. Questo tipo di percezione lui l’ha avvertita».

Aveva la preoccupazione che la situazione potesse sfuggire di mano, insieme alla consapevolezza di essere in buone mani…«Tutto ciò è molto umano. Lo lego alle sfaccettature che questa malattia ci ha presentato. Anche chi ha mantenuto un comportamento razionale e anche chi ha mantenuto un comportamento molto freddo può avere avuto dei momenti in cui si è sentito solo e non sapeva con chi sfogarsi».

Berlusconi l’ha definito «il momento più pericoloso della sua vita». Per lei c’è stato un momento in cui ha pensato che lui potesse aggravarsi oltremodo?«Io ho sempre dolorosamente in mente l’evoluzione dei quadri clinici di marzo e aprile. Il mio timore è che si potesse avere un’evoluzione di questo tipo. Un individuo di quasi 84 anni con una carica virale elevatissima: quello che ti aspetti è un quadro clinico che può evolvere in modo negativo. Non è stato così perché c’è stata una corretta risposta immunitaria».

Ma per un signor Rossi qualunque come sarebbe andata?«È la solita fastidiosa domanda. Ma è una domanda assolutamente legittima. Io capisco, sopporto e comprendo che io possa essere in qualche modo indicato come: “Eccolo là, parla Zangrillo, il medico dei Vip”. Vabbé ci saranno anche loro. Però il 99% della mia vita è fatta di tanti Mario Rossi. Ma sul territorio è molto più difficile il controllo del paziente. Con il tempo forse è venuto un po’ a mancare quel rapporto molto personale con i medici di famiglia che dobbiamo sforzarci di ripristinare. Vinceremo sul virus se ci sarà veramente un’integrazione tra ospedale e territorio».

È mancato un cordone di sicurezza intorno all’ex presidente? Il pericolo, come ci dimostra il caso di Berlusconi esiste ancora, e la situazione avrebbe potuto sfuggire di mano. Lei il 31 maggio ha detto che il virus era clinicamente morto…«Tanti “amici” mi incolpano di essere uno dei responsabili di questo “mollare gli ormeggi”. Io ho le spalle larghe e accetto le accuse. Però devo avere la possibilità di spiegare. Nessuno si può permettere lontanamente di pensare che usi leggerezza e imprudenza chi come me, e come tanti miei colleghi, ha vissuto il dramma della prima, e speriamo unica, ondata. Io sono il primo a dire che il virus c’è. Il virus esiste e ci ha dimostrato di essere molto contagioso. Il virus ci sta prendendo in giro. Perché il virus vince sul tampone».

Dunque, professor Zangrillo possiamo dire ”Riapriamo l’Italia”, ma l’attenzione deve restare alta?«Non ho mai negato questo. L’attenzione deve restare altissima. Ma non dobbiamo confondere l’attenzione con l’isteria. Noi dobbiamo spiegare agli italiani: “Alla fine è peggiore il danno che produco bloccando tutto o è peggiore il problema che posso produrre con qualche contagio in più?” Non abbiamo ancora capito quando ciò finirà. Quello che però tutti devono sapere è che finirà prima se tutti siamo bravi. È il motivo per cui abbiamo creato l’acronimo che si chiama Post. La “P” sta per prudenza, la “O” per osservazione, la “S” per sorveglianza, la “T” per tempestività. È una sorta di decalogo che tutti noi dobbiamo osservare. Se lo facciamo viviamo tutti più tranquilli».

È la famosa convivenza con il virus. In che cosa si è scontrato con Berlusconi? Qualche affettuoso botta e risposta in questo ricovero l’ha avuto…«Ma no. Sono stato semplicemente rigoroso».

L’imitazione di Crozza le piace?«Ho sempre stimato tantissimo Crozza. Io sono ammirato perché l’imitazione è veramente bella».
15 settembre 2020 (modifica il 15 settembre 2020 | 07: 54)
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