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Zanardi, sabato scorso nuovo intervento alla testa. Condizioni stabili



«Complicanze tardive»

L’operazione avvenuta il giorno successivo al ricovero dell’atleta emiliano al San Raffaele di Milano

Zanardi trasferito in terapia intensiva al San Raffaele di Milano

L’operazione avvenuta il giorno successivo al ricovero dell’atleta emiliano al San Raffaele di Milano

2′ di lettura

Alex Zanardi è stato sottoposto nella giornata di sabato a una «delicata procedura neurochirurgica per il trattamento di alcune complicanze tardive dovute al trauma cranico primitivo». L’intervento è avvenuto sabato, il giorno successivo al trasferimento presso la Terapia Intensiva Neurochirurgica del San Raffaele di Milano, come fa sapere l’ospedale, comunicando che le sue condizioni «appaiono stabili».
«In merito alle condizioni cliniche di Alex Zanardi – si legge in una nota -, l’Ospedale San Raffaele comunica che il giorno successivo al trasferimento presso la Terapia Intensiva Neurochirurgica, diretta dal professor Luigi Beretta, il paziente è stato sottoposto a una delicata procedura neurochirurgica eseguita dal professor Pietro Mortini, direttore dell’Unità Operativa di Neurochirurgia, per il trattamento di alcune complicanze tardive dovute al trauma cranico primitivo». L’ospedale comunica che «al momento gli accertamenti clinici e radiologici confermano il buon esito delle suddette cure e le attuali condizioni cliniche del paziente, tuttora ricoverato in Terapia Intensiva Neurochirurgica, appaiono stabili».

Venerdì 24 il ricovero al San Raffaele

La situazione, dopo il quarto intervento a seguito del drammatico incidente in handbike del 19 giugno, resta complicata. Zanardi è stato ritrasferito nel reparto di terapia intensiva

dell’ospedale di Milano-Segrate venerdì scorso dopo aver passato qualche giorno in una clinica specializzata in neuroriabilitazioni del lecchese. Filtrano molta cautela e poche informazioni, limitate all’essenziale per volere della famiglia di Zanardi e del professor Luigi Beretta, che guida la terapia intensiva neurochirurgica, per concentrare tutte le energie e gli sforzi sulla cura dell’ex pilota. «Un paziente in terapia intensiva è delicato, può avere grandi miglioramenti e peggioramenti improvvisi», è da sempre il mantra di Beretta, un luminare che in carriera ha affrontato anche casi particolari, fra cui nel 2014 quello di una donna incinta, clinicamente morta dopo un’emorragia cerebrale fulminante, il cui corpo è stato tenuto in vita per nove settimane grazie alle macchine, per far venire alla luce il figlio.

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