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Viviana Parisi e Gioele Mondello, ricerche inadeguate. Perché ha ragione il papà

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Simona Pletto

22 agosto 2020a
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Accanto ai cespugli di rovi e arbusti che nascondevano il corpicino di Gioele, martoriato da animali e dalle alte temperature, c’era una “traccia”. C’era cioè una delle tante linee segnate dai soccorritori attraverso un Gps, usate per tracciare appunto le zone già battute in quella impervia campagna a Caronia, in provincia di Messina. Una delle tante tracce disegnate su una mappa, che in queste ore è al vaglio dei soccorritori che stanno cercando di ricostruire tutti i loro spostamenti e le eventuale falle del sistema. «Dobbiamo rivedere con calma gli strumenti utilizzati nelle ricerche del bimbo – spiega un funzionario dei vigili del fuoco di Messina, – ricostruire chi è passato dove e perché non è stato visto. Ad ogni modo, come ha detto il procuratore, il piccolo potrebbe essere stato trascinato lì da qualche animale. Aspettiamo di capire meglio tutto. Noi sappiamo di aver fatto tutto il possibile per trovare Gioele, abbiamo smontato le nostre tende oggi (ieri, ndr) e posso dirle che abbiamo tanta amarezza. Per non averlo trovato. Capiamo anche la rabbia e il dolore dei familiari. Ma ripeto: con la nostra coscienza siamo a posto».

Quella traccia segnala però che qualcosa non ha funzionato. Qualcuno, tra vigili del fuoco, forestale, polizia, protezione civile, è dunque passato a poche decine di centimetri da Gioele senza vederlo. Evidentemente non aveva al seguito un cane molecolare, e neppure un drone. Resta un fatto certo: dopo 16 giorni di ricerche a vuoto, organizzate e coordinate dalla Prefettura di Messina che ha messo in campo una flotta di settanta persone, i resti del piccolo sono stati trovati mercoledì mattina da un carabiniere in congedo che ha risposto all’appello del papà Daniele Mondello. L’ex militare Giuseppe Di Bello è arrivato nella campagna di Caronia insieme a un centinaio di cittadini volontari che, come lui, hanno mostrato sensibilità davanti alla rabbia e alla disperazione di un padre che ha optato per le ricerche fai da te. Una pista alternativa che finalmente ha dato i suoi frutti: dopo cinque ore il rappresentante dell’Arma ha trovato i resti del bimbo, che si trovavano a soli 400 metri da quel quadrato di cemento sotto al traliccio dell’alta tensione in cui è stata trovata la madre Viviana Parisi. E anche sul ritrovamento della madre diciamo che le ricerche non sono state proprio il massimo. Viviana, deejay 43enne in cura per fragilità psichiche segnalate dopo il lockdown per il Covid, è scomparsa il 3 agosto scorso. Le ricerche sono partite lo stesso giorno, dopo il ritrovamento della sua auto al chilometro 117 dell’autostrada A20, a Caronia, dove ha avuto un lieve incidente (ha urtato un furgone) prima di abbandonare la sua vettura con la borsa all’interno e sparire col figlioletto in braccio verso quella zona boschiva dove entrambi hanno trovato l’orribile morte. La donna è stata rinvenuta cadavere l’8 agosto.

Il piano per le persone scomparse prevedeva una perlustrazione a raggiera, partendo dal punto in cui è stata trovata l’auto di Viviana. Ci sono voluti cinque giorni, eppure lei era lì, sotto al traliccio e neppure coperta dagli arbusti di quell’area impervia. Insomma, ha le sue buone ragioni il padre del piccolo Gioele, che ieri ha dovuto riconoscere le scarpette del piccolo ritrovate in zona, a lamentarsi della bontà delle ricerche. «Ho dubbi oggettivi sui metodi adottati per le ricerche», ha scritto ieri su Facebook il papà Daniele. «La mia non vuole essere una polemica, ma la semplice considerazione di un marito e padre distrutto per la perdita della propria famiglia. Nonostante il dramma che mi ha travolto – scrive – trovo doveroso ringraziare quanti mi hanno aiutato. Dedico un ringraziamento particolare al Signore che ha trovato mio figlio». «Abbiamo fatto assolutamente tutto ciò che dovevamo fare», mette le mani avanti Maria Carolina Ippolito, vice prefetto vicario e coordinatrice delle ricerche. «Abbiamo impegnato personale e mezzi. Ogni uomo si è speso giorno e anche notti per trovare il piccolo Gioele». Allora come mai un ex carabiniere in 5 ore è riuscito a fare quello che 70 uomini non hanno fatto in 16 giorni? «Ripeto, non era semplice, la zona era impervia. E nessun ricercatore si è risparmiato». Tanto che all’ultimo dei cinque incontri organizzati in Prefettura si era deciso di procedere al disboscamento totale dell’area. Lo avessero fatto subito forse quei due cadaveri non sarebbero stati martoriati da cani o maiali. Sul fronte delle indagini ora si proseguirà all’esame comparativo del dna (ieri è stato convocato il padre Daniele per il prelievo) e all’autopsia sui resti di Gioele. Il procuratore si è detto fiducioso di poter ricostruire, attraverso i resti, gli ultimi momenti di vita di madre e figlio.

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