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Vaticano, Papa vara nuovo codice appalti: centralizzazione, trasparenza, e arriva anche la concorrenza


NUOVE REGOLE

Dopo quattro anni di lavoro Papa Francesco approva il nuovo codice per i contratti e gli appalti, un testo di lavoro condiviso tra diversi enti vaticani e che servirà d’ora in avanti come riferimento unico per tutte le realtà della Città del Vaticano

di Carlo Marroni

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(imagoeconomica)

Dopo quattro anni di lavoro Papa Francesco approva il nuovo codice per i contratti e gli appalti, un testo di lavoro condiviso tra diversi enti vaticani e che servirà d’ora in avanti come riferimento unico per tutte le realtà della Città del Vaticano

5′ di lettura

Centralizzazione degli acquisti, procedure trasparenti, verifica della “sostenibilità” della spesa, introduzione del principio di concorrenza, di fatto sconosciuto fino ad oggi dentro le mura leonine. Dopo quattro anni di lavoro Papa Francesco approva il nuovo codice per i contratti e gli appalti, un testo di lavoro condiviso tra diversi enti vaticani e che servirà d’ora in avanti come riferimento unico per tutte le realtà della Città del Vaticano.

Un atto che cerca di chiudere una lunga stagione di opacità nelle procedure di appalto, che fu anche uno dei motivi di scontro e contrasto alla vigilia dello scoppio di Vatileaks, nel 2011. Due gli enti-chiave: l’Apsa – custode del patrimonio immobiliare e direzione finanziaria della Curia – e il Governatorato, il dicastero che gestisce lo “Stato”. Il testo, 86 articoli più altri 12 sul tema del contenzioso, assume la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione firmata a Merida e si sostituisce le precedenti normative.

Papa: agire come il buon padre di famiglia
«La diligenza del buon padre di famiglia – scrive Francesco – è principio generale e di massimo rispetto, sulla base del quale tutti gli amministratori sono tenuti ad attendere alle loro funzioni». Le possibilità di realizzare economie grazie alla selezione di molteplici offerte è decisiva, spiega il Pontefice «nella gestione dei beni pubblici, ove è ancora più sentita e urgente l’esigenza di un’amministrazione fedele e onesta». Le norme, si legge ancora nel Motu proprio, servono «a favorire la trasparenza, il controllo e la concorrenza nelle procedure di aggiudicazione dei contratti pubblici stipulati per conto della Santa Sede e dello Stato» vaticano. Agli operatori economici che forniscono beni, servizi, lavori e opere sarà garantita «parità di trattamento e possibilità di partecipazione mediante un apposito Albo» e specifiche procedure.

Criterio-chiave: la sostenibilità della spesa
Varato in un momento di difficoltà delle finanze vaticane, che a causa del Covd-19 vede crollare le entrate del 25-45% rispetto allo scorso anno – anche se il 1 giugno riaprono i Musei Vaticani, polmone finanziario principale, che contribuisce in modo determinante al bilancio dello Stato Città del Vaticano – il codice appalti ha una finalità prioritaria: l’impiego sostenibile dei fondi interni, la trasparenza delle procedure di aggiudicazione, «la parità di trattamento e la non discriminazione degli offerenti, in particolare mediante misure in grado di contrastare gli accordi illeciti in materia di concorrenza e la corruzione». Insomma, ci saranno procedure di verifica e controllo che le spese programmate siano necessarie e che vi sia possa far frante senza creare squilibri.

Arrivano norme sui conflitti di interesse
Nel testo sono contenuti i principi fondamentali che sono «l’eticità nell’orientamento delle scelte economiche e degli interlocutori su parametri di rispetto della Dottrina sociale della Chiesa; l’autonomia amministrativa e la sussidiarietà nelle scelte gestionali dell’Ente; la leale collaborazione tra gli Enti e le diverse direzioni del Governatorato», così da ottenere «economicità, efficacia ed efficienza», «programmazione e razionalizzazione della spesa» evitando operazioni non necessarie, e in particolare una procedura di aggiudicazione che «deve essere trasparente, oggettiva e imparziale». Sono adottate misure contro il conflitto di interesse – in Vaticano si tratta di un tema particolarmente sensibile – gli accordi illeciti in materia di concorrenza e la corruzione. Così da evitare «qualsiasi distorsione della concorrenza e garantire la parità di trattamento tra tutti gli operatori economici». Saranno esclusi dall’iscrizione all’apposito Albo e dalla partecipazione alle gare operatori economici che siano in quel momento sottoposti a indagini, a misure di prevenzione o condanne in primo grado per «partecipazione a un’organizzazione criminale, corruzione, frode, reati terroristici», per «riciclaggio di proventi di attività criminose» e «sfruttamento del lavoro minorile». Ma tra le cause di esclusione c’è anche il non aver ottemperato «agli obblighi relativi al pagamento di imposte o contributi previdenziali secondo le normative del Paese in cui si è stabilito», come pure risiedere o essersi stabilito in Stati «aventi regimi fiscali privilegiati». Insomma, fuori evasori e furbetti delle tasse.

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