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Sulla “fase 2” massima cautela per non impantanarci in nuovi focolai di infezione



L’EMERGENZA CORONAVIRUS

All’Italia, diventata suo malgrado caso-pilota sotto gli occhi del mondo intero che la segue a ruota nell’onda dei contagi, spetta anche in questo caso l’onere di tracciare la rotta, questa volta della ripresa. I pressing e i consigli di certo non mancano

di Barbara Gobbi

Un mese di lockdown: come è cambiata la nostra vita

4′ di lettura

La “Fase 2”? Non sappiamo quando sarà ma di certo non è dietro l’angolo. E dovrà essere per forza di cose graduale se vogliamo scongiurare il rischio di impantanarci in nuovi focolai di infezione. Lo suggerisce il rosario dei dati sgranato ogni sera dalla Protezione civile, che fotografa tra tante contraddizioni un rallentamento del trend e un inizio di discesa dell’epidemia da Covid-19 importante, ma oggi non ancora sufficiente per decidere il ritorno a una parvenza di normalità.

All’Italia, diventata suo malgrado caso-pilota sotto gli occhi del mondo intero che la segue a ruota nell’onda dei contagi, spetta anche in questo caso l’onere di tracciare la rotta, questa volta della ripresa. I pressing e i consigli di certo non mancano.

Il monito del Centro europeo di prevenzione
Il ministro della Salute Speranza – alle prese insieme a tutto il Governo con una delle decisioni più difficili della storia – ha appena ricevuto dalla commissaria Ue alla Salute Stella Kyriakides una prima anticipazione del documento con cui l’Ecdc (il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) mette in guardia da allentamenti delle misure. «È troppo presto – spiegano gli esperti europei – per abbandonare il distanziamento sociale nei Paesi Ue. Che prima dovrebbero assicurarsi di possedere adeguati ed efficaci sistemi di testing e sorveglianza della popolazione in grado di guidare e modulare le strategie di potenziamento o di allentamento delle restrizioni». Speranza prende nota: «Siamo ancora nel pieno dell’emergenza, occorrono cautela e gradualità per non vanificare i grandi sacrifici fatti finora», commenta in risposta.

… e quello dell’Oms
Analogo input alla massima prudenza arriva dall’Oms: «L’Organizzazione mondiale della sanità – ha spiegato Ranieri Guerra, consigliere dell’Organizzazione e membro del Comitato tecnico-scientifico consulente del governo – sta ancora dibattendo sulle linee guida da consegnare agli Stati membri in vista della “riapertura”. Di sicuro però prescriverà requisiti minimi da rispettare per poter cominciare a parlare di Fase 2, primo dei quali è saper identificare in 24-36 ore i casi sospetti con una diagnostica certa. In ogni caso – ha detto ancora Guerra – la raccomandazione sarà sicuramente di riaprire per fasi, a partire da quando ci saranno le condizioni minime: un primo via libera iniziale e poi un secondo step a distanza di un paio di settimane. L’idea è di procedere con riaperture successive così da poter contenere l’eventuale riaccendersi della fiammata epidemica a causa della prima o della seconda o della terza riapertura in serie».

Rischioso allentare prima di fine maggio
«Se nelle prossime settimane sarà confermato il rallentamento dei nuovi casi, con una certa spavalderia la “Fase 2” potrebbe essere avviata tra fine aprile e inizio maggio, accettando però il rischio di una nuova impennata dei contagi. Se al contrario la linea vuole essere quella della gradualità e della prudenza, qualsiasi riapertura prima di fine maggio non si basa sulle dinamiche del contagio in Italia». Così Nino Cartabellotta, presidente del think thank indipendente di politica sanitaria Fondazione Gimbe, traccia una stima del possibile allentamento delle misure sulla base del modello predittivo elaborato dalla Fondazione. Che ha fatto un’analisi della regressione utilizzando due variabili: l’incremento percentuale dei nuovi casi e il tempo espresso in giorni.

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