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Stress da coronavirus e neonati: dalla musica all’alimentazione, ecco cosa fare



i consigli dell’Iss

Le profonde modifiche allo stile di vita legate all’emergenza cornavirus, le paure e l’isolamento sociale innescano forti tensioni

di Nicoletta Cottone

Un mese di lockdown: come è cambiata la nostra vita

3′ di lettura

Cosa fare se si è chiusi in casa per l’emergenza coronavirus con un neonato? Arrivano una serie di suggerimenti per mamme e papà che in questa difficile emergenza da coronavirus sono costretti a limitare all’essenziale le uscite. L’Istituto superiore di sanità, con i suoi esperti, ha messo a punto una serie di consigli per gestire lo stress che stiamo vivendo in seguito alla pandemia di coronavirus. Le profonde modifiche allo stile di vita, le paure nell’affrontare una situazione inattesa e le difficoltà create dall’isolamento sociale innescano reazioni di stress. Ecco una serie di consigli per curare il benessere fisico di mamma e papà. E di conseguenza quello dei bambini.

I consigli per chi ha un neonato in casa
1) Mettiamo il bambino sulla pancia e ascoltiamo una bella musica rilassante e mentre coccoliamo il nostro bimbo cerchiamo di respirare lentamente: ci rilasseremo entrambi

2) Cerchiamo di fare lunghe docce rilassanti ed esercizi di respirazione, soprattutto la sera prima di andare a dormire

3) Prendiamoci cinque minuti, chiudiamo gli occhi e concediamoci una vacanza mentale dove vogliamo

4) Se possibile trascorriamo qualche momento all’aria aperta con il bimbo
prolunghiamo il momento del cambio pannolino con un piacevole massaggio al nostro bambino

5) Non abbiamo paura di non trovare attività stimolanti per i nostri figli: la relazione con noi è ciò che li appaga di più

6) Cerchiamo di prenderci piccoli spazi per noi quando il bambino dorme: leggiamo un buon libro, occupiamoci di noi, cerchiamo di dormire a nostra volta o anche solo di riposare

7) Abbiamo cura del nostro aspetto: vestiamoci bene, dedichiamo del tempo al trucco

8) Ascoltiamo buona musica

9) Balliamo con in braccio il nostro bimbo

10) Cerchiamo di seguire una corretta alimentazione, con cibi naturali e freschi

11) Non trascuriamo le nostre esigenze: nostro figlio è importante, ma prima ci siamo noi. Se non stiamo bene, il piccolo potrebbe soffrirne e noi sentirci peggio

12) Utilizziamo registrazioni con i suoni della natura, da ascoltare mentre facciamo addormentare il bambino

13) Non sentiamoci colpevoli dei sentimenti di inadeguatezza che potremmo provare, i pensieri negativi si possono cambiare e non ci impediranno di essere una brava madre o un bravo papà

14) Lasciamo al nostro partner momenti esclusivi col bimbo

15) Se abbiamo delle preoccupazioni cerchiamo di limitarle a un solo momento nell’arco della giornata: quindici minuti quando il bimbo dorme. Può aiutare prenderne nota per iscritto.

16) Ricordiamoci che questa situazione d’emergenza è passeggera
manteniamo un pensiero basato sulla realtà

17) Non prendiamo qualsiasi sintomo fisico come un segnale di una malattia più grave

18) Osserviamo i nostri bimbi per scoprire quali progressi stanno facendo.

I consigli per chi ha bimbi da 1 a 3 anni
1) Cerchiamo di dare una struttura regolare alla giornata

2) Se il bimbo gattona o ha iniziato a camminare favoriamo queste attività estremamente gratificanti per lui

3) Se possibile, passiamo del tempo insieme all’aria aperta

4) Alterniamo attività movimentate (come lotta con i cuscini, ginnastica per terra, ballare insieme) ad attività più rilassanti (un disegno, le costruzioni, la lettura di fiabe), a momenti in cui non offriamo alcuna stimolazione ma incoraggiamo la sua autonomia

5) Facciamo insieme biscotti e torte o un lavoretto: lasciamo che ci aiuti in semplici attività

6) Osserviamo il nostro piccolo, cercando di capire quale attività predilige
pargliamogli tanto, insegnandogli nuove parole

7) Coinvolgiamo il nostro partner in attività col bimbo

8) Facciamo chiamate e videochiamate con parenti e amici

9) Se ci sentiamo comunque tristi e scoraggiati e pensiamo di avere bisogno di aiuto, non esitiamo a chiederlo, rivolgendoci al medico curante e al pediatra.

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