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Scuola: per i nuovi banchi monoposto in pochi mesi serve 10 volte la produzione annuale


Attualita

La “Camillo Sirianni” di Soveria Mannelli (CZ) è una delle quattro aziende italiane che hanno risposto al bando del commissario Arcuri. Ha lavorato per quasi tutto il mese di agosto per poter rispettare i tempi sulle consegne

di Giuseppe Chiellino

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La “Camillo Sirianni” di Soveria Mannelli (CZ) è una delle quattro aziende italiane che hanno risposto al bando del commissario Arcuri. Ha lavorato per quasi tutto il mese di agosto per poter rispettare i tempi sulle consegne

3′ di lettura

Partirà oggi dal piazzale della Camillo Sirianni il primo tir carico dei nuovi banchi per le scuole italiane chiesti dal “bando Arcuri”, destinazione alcuni istituti della provincia di Bari.

Siamo a Soveria Mannelli, un piccolo comune della Presila catanzarese, in Calabria, dove ha sede una delle quattro aziende italiane specializzate in arredi scolastici che – in associazione temporanea di imprese (Ati) – ha risposto all’appello del commissario per l’emergenza Covid, per la fornitura di 2 milioni di banchi monoposto e 400 mila sedie innovative, in modo da consentire ai presidi di allestire aule in cui sarà possibile rispettare il distanziamento tra gli studenti, ridurre il rischio di contagio e riprendere, per quanto possibile, la didattica in presenza e in condizioni di maggiore sicurezza.

Al bando del commissario la Sirianni non ha partecipato da sola ma con le altre tre imprese italiane del settore, la veneta Mobilferro (capofila), la Vastarredo in Abruzzo e la Sud Arredi di Salerno. Del gruppo fanno parte anche tre rivenditori che si occuperanno della logistica, un aspetto fondamentale in una operazione così complessa e con tempi così stretti: la Paci per il centro nord, la Arredoscuola per il centro e la Biga per il Sud e le isole. «Come Ati ci siamo impegnati a fornire 500 mila banchi e 130 mila sedute, un quarto dell’intera commessa» spiega Francesco Sirianni, responsabile commerciale dell’azienda di famiglia che gestisce insieme ai fratelli Angelo, capo azienda e responsabile di produzione, e Claudio, responsabile amministrativo e degli acquisti. «Noi copriremo il fabbisogno delle regioni del Sud: Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia».

Nata come segheria nel 1909 e cresciuta poi come falegnameria, la Sirianni ha fatto il salto dimensionale a cavallo degli anni ’60 e ’70, quando Camillo, uno dei figli del fondatore e padre dei tre fratelli, vide le opportunità offerte dall’apertura delle scuole medie in tutti i comuni italiani e decise di entrare nel mercato degli arredi scolastici. Oggi ha 50 dipendenti, nel 2019 ha fatturato 6 milioni di euro ed esporta poco meno del 50% della produzione in una trentina di paesi nel mondo, dalla Francia alla Polinesia, dagli Emirati Arabi a Panama. «Entro novembre sarà a regime un secondo impianto per la produzione di pannelli, si tratta di una duplicazione di una linea esistente, ma specifica per il melaminico per gli armadi» spiega Francesco. «Un investimento di circa 400 mila euro, sostenuto con il credito d’imposta e gli incentivi di Industria 4.0, che porterà alcune assunzioni di nuovi addetti».

Le linee di produzione corrono a pieno ritmo. «Abbiamo risposto al bando del Commissario per un dovere civile, sollecitati e coordinati dalla nostra associazione dei produttori, Assufficio di FederlegnoArredo» spiega Francesco Sirianni. In pochi mesi bisognerà coprire una domanda che è dieci volte la produzione annuale di banchi per la scuola. «Ci siamo organizzati su due turni produttivi. La nostra principale preoccupazione è stata ed è quella di riuscire a rispettare le consegne anche con gli altri committenti. Vede – spiega durante la vista allo stabilimento – qui stiamo completando un ordine del Qatar che in questo momento è uno dei nostri migliori clienti». Insomma, lo sforzo è di evitare il rischio di perdere reputazione e commesse per rispondere ad un bando del governo italiano che dal punto di vista economico ma anche industriale non è entusiasmante. «Negli anni, con la consulenza e la collaborazione dell’Indire, l’istituto di ricerca per l’innovazione nella scuola, abbiamo sviluppato prodotti molto innovativi in linea con le nuove esigenze della didattica che si stanno diffondendo in tutti i paesi avanzati. L’emergenza e i tempi strettissimi hanno spinto invece a chiedere all’industria un prodotto superato, la cui unica novità è rappresentata dalle ruote» aggiunge Angelo, il capoazienda, mentre il fratello Claudio segue da vicino le linee. Nelle parole dei due fratelli si coglie un po’ di rammarico per quello che avrebbe potuto essere e non sarà: l’occasione di rinnovare profondamente non solo banchi e sedie ma anche il modo di insegnare. E con il dubbio che qualche preside, pur non avendo bisogno di rinnovare l’arredo delle aule, in mancanza d’altro farà comunque incetta dei nuovi banchi da stipare in magazzini e palestre.

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