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Scuola, non laureati in cattedra all’infanzia e alle elementari

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ROMA – Per affrontare l’emergenza supplenti di settembre, il ministero dell’Istruzione ha aperto l’insegnamento ai non laureati. E ora il rischio è che si abbassi ulteriormente il livello della didattica della scuola italiana. Con le nuove Graduatorie provinciali per le supplenze (Gps), varate con ordinanza firmata da Lucia Azzolina lo scorso 13 luglio, si prevede che potranno insegnare alle scuole dell’infanzia e alle primarie docenti non ancora laureati, ma comunque iscritti al terzo, quarto o quinto anno di Scienze della formazione primaria.

Il Consiglio superiore dell’istruzione si è opposto, “così si danneggia la didattica degli alunni più piccoli”. Ha chiesto, quindi, di limitare l’apertura ai laureandi del quinto anno (universitari con 240 crediti formativi già acquisiti), ma non ha poteri di interdizione rispetto alle scelte ministeriali. I sindacati sono critici, loro difendono i precari storici.

Per la ripartenza del 14 settembre si prevede, tra i diversi problemi di questa estate complicata, un deficit di suppenti al Nord e in generale nelle materie scientifiche. Un ministero in affanno strutturale ha quindi esercitato la scelta “studenti suppenti” per evitare di ricorrere, come accaduto negli ultimi anni, alle chiamate Mad, quelle dei laureati che “hanno messo a disposizione” il loro ruolo per l’insegnamento. Gli universitari di Scienze della formazione, va ricordato, saranno comunque scelti solo se non vi saranno altre possibilità nelle graduatorie naturali.

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La ministra Lucia Azzolina ha spiegato che la possibilità offerta agli iscritti di Scienze della formazione dà sufficienti garanzie perché “ci rivolgiamo a studenti in possesso delle competenze derivanti dallo svolgimento del tirocinio”, ovvero il Tirocinio formativo attivo. Già il ministro Marco Bussetti, nel novembre 2018, aprì le porte della scuola a “insegnanti under trenta” spazzando via in Legge di bilancio i percorsi di abilitazione: da allora si può accedere a un concorso a cattedre senza avere una patente per l’insegnamento, è sufficiente la laurea. La scelta del 13 luglio è in contraddizione, tra l’altro, con la battaglia condotta dalla ministra Azzolina, in nome del merito, per fare i “concorsi in estate”, battaglia che portò il premier Conte a una faticosa mediazione all’interno del governo.

Il coordinamento Scienze della formazione primaria difende l’ultima ordinanza. La presidente Eugenia Anastasia Maccarone ora dice: “In un recente passato si poteva insegnare con un diploma quadriennale, non capiamo perché ora non dovrebbero fare supplenze studenti che hanno superato un test selettivo all’università, hanno almeno tre anni di fornazione pedagogica, didattica, accademica, hanno fatto un’esperienza con il Tirocinio formativo attivo e presto si laureeranno. Non siamo ragazzi inesperti, molti di noi hanno già una laurea, hanno figli e si sono rimessi a studiare per intraprendere l’unico percorso abilitante oggi consentito per l’insegnamento, Scienze della formazione primaria appunto. Con il sistema delle “Messe a disposizione”, dove si viene chiamati dopo aver presentato una semplice domanda nelle segreterie delle scuole, in classe si era visto di tutto: architetti, geometri, ragionieri, studenti di qualsiasi corso. Improvvisamente si scoprivano docenti d’infanzia, è questo che ha creato danni alla didattica e agli alunni. Con l’apertura agli universitari di Scienze della formazione finalmente si regolamenterà un sistema che, di fatto, esiste in molte regioni”.

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