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Scuola: dai banchi alle cattedre vuote, tutti i numeri della riapertura



Sette: le regioni dove la scuola non apre (per ora)

Sono sette le regioni che hanno deciso di posticipare la data dell’avvio delle elezioni. Una scelta che in qualche caso è stata fatta per “scavallare” la tornata elettorale del 20 e 21 settembre. La campanella non tornerà a suonare in Friuli Venezia Giulia, dove si tornerà nei banche il 16. Il 22 sarà la volta della Sardegna, il 24 di Puglia, Calabria, Basilicata, Abruzzo e Campania. In quest’ultima regione il governatore Vincenzo De Luca ha confidato che non è detto che si riaprano le scuole il 24. Le lezioni sono gia’ ricominciate il 7 settembre in Alto Adige.In totale, conteggiando le regioni dove la scuola ha già aperto e quelle dove ripartirà il 24 settembre, sono oltre 8,3 milioni le studentesse e gli studenti che rientrano quest’anno tra i banchi: 7.507.484 negli istituti statali, ai quali si aggiungono i circa 860 mila delle paritarie.

50mila: gli studenti senz’aula

C’è poi il nodo distanziamento. Stando alle indicazioni fornite da Azzolina in occasione della conferenza stampa con il premier Conte e i responsabili di Salute e Infrastutture Speranza e De Micheli, ci sono 50mila studenti che non riescono a entrare in classe rispettando le regole anti-Covid (a giugno si parlava di circa un milione di studenti). Questi alunni riprenderanno le lezioni in presenza, ma in attesa dell’arrivo dei banchi dovranno tenere la mascherina.

77 milioni: le mascherine da consegnare entro il 14

Da un’indagine telefonica effettuata da Cittadinanzattiva tra il 9 e 10 settembre – l’indagine ha riguardato 4 regioni del Nord, 4 del Centro e 5 regioni del Sud, per un totale di 23 città e 39 istituti coinvolti – è emerso che sulla dotazione di mascherine nelle scuole e sulle indicazioni che nei giorni scorsi sono giunte a famiglie e studenti in vista della riapertura l’incertezza tra i dirigenti e il personale scolastico è grande. Le mascherine non sono arrivate o quando ci sono, spesso acquistate direttamente dalla scuola, la quantità non è sufficiente per coprire le esigenze quotidiane degli studenti e di tutto il personale docente e non docente. Dubbi anche in merito alla tipologia di mascherina che si può usare in classe.In alcuni casi le mascherine le hanno spedite le Regioni, in altri le ha comprate direttamente la scuola, in altri casi ancora i genitori si sono organizzati ed hanno utilizzato il “fondo cassa” degli anni precedenti. La tendenza generale è comunque quella di chiedere agli studenti di presentarsi in classe con una mascherina personale (e un’altra di riserva) e di tenere quelle in dotazione della scuola come “scorta” per le emergenze. Il Commissario straordinario Domenico Arcuri ha chiarito che agli istituti di ogni ordine e grado sono già arrivate 41 milioni di mascherine chirurgiche. Entro il 14 ne arriveranno altre 77 milioni: basteranno per due ulteriori settimane di lezioni. Saranno poi distribuite alle scuole primarie, sempre entro il 14, ulteriori 16 milioni di mascherine per i bambini, sufficienti per garantire la riapertura in sicurezza anche di questi istituti.

80%: la soglia per gli scuolabus

In base alle Linee guida sul trasporto pubblico e scolastico, gli scuola bus avranno i segnaposto, mai con la presenza oltre 80%. Un numero di bambini superiore a questa soglia potrà essere accettato solo se il percorso sarà inferiore ai 15 minuti. Ogni viaggio andrà attentamente monitorato, anche perché i bambini nel tragitto dovranno indossare la mascherina.

50%: appena la metà del personale ha fatto il test sierologico

Quasi il 50% del personale della scuola, pari a circa 500mila tra docenti e non docenti, ha svolto il test sierologico per il Covid 19 e di questi il 2,6% – cioè circa 13mila persone – è risultato positivo e non prenderà servizio fino a quando il tampone non darà esito negativo. Sono i dati dell’ufficio del Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri che ha avviato nelle settimane scorse la campagna con la distribuzione di 2 milioni di test agli istituti scolastici. Il dato, diffuso negli ultimi giorni dal Tg1, non tiene conto dei 200mila tra docenti e non docenti del Lazio in quanto la regione sta operando in maniera autonoma. Alla data de 9 settembre, la regione più virtuosa era la Lombardia, con il 70% di test effettuati mentre all’ultimo posto c’era la Sardegna con solo il 5% del personale che si è sottoposto ai test. Entro il 24 settembre dall’Ufficio del commissario prevedono che la percentuale possa salire al 60-70 per cento.

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