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Sanatoria colf e braccianti, doppio binario per gli extracomunitari



«A questi numeri bisogna affiancare poi qualche migliaio di irregolari che non lavorano – aggiunge Codini – che, anche se il più delle volte non hanno interesse a lavorare o faticano a trovare offerte, potrebbero in parte emergere con la stipula di nuovi contratti o di lavori “fittizi”». Le sanatorie infatti, già in passato hanno rappresentato un richiamo per i più “invisibili”, purtroppo anche dando vita a forme di finte regolarizzazioni o vere e proprie truffe.

Gli irregolari sia nel lavoro che nel soggiorno
Non tutti i cittadini extraUe braccianti o colf e badanti in nero – ricordavamo sopra – sono però senza permesso di soggiorno valido: le associazioni datoriali del lavoro domestico ne stimano circa la metà, 200mila in totale. In agricoltura gli aspetti da considerare sono diversi e in parte sfuggono anche ai dati Istat. «Il lavoro domestico – commenta ancora Codini – è più visibile e le statistiche fotografano le posizioni attive stabilmente. In agricoltura, invece, sappiamo che sono effettuate campagne per sfruttare i richiedenti asilo nei mesi della raccolta, anche solo per un mese. A volte, difficili da mappare. Alcuni territori, inoltre, sono sotto il controllo delle mafie e muovono persone irregolari tramite le reti di caporalato difficili da intercettare, ed è un’utopia pensare di farle emergere con una sanatoria». In questo senso il centro studi e ricerche Idos stima che ci siano circa 430mila posizioni in agricoltura a grave rischio di caporalato.

Sanatoria dall’appeal dubbio
meccanismo delle sanatorie ha finora poco appeal in agricoltura. A quella più ampia mai applicata in Italia, dopo l’approvazione della Bossi Fini, su un totale di 295.130 adesioni, solo il 4,5% dei beneficiari veniva dall’agricoltura. Prevede così un numero molto limitato di adesioni Romano Magrini, responsabile Lavoro e relazioni sindacali di Coldiretti: «Credo che aderiranno alla sanatoria non più di mille-duemila – spiega – considerando che il lavoro agricolo ha sempre goduto dei decreti flussi, che la maggior parte dei lavoratori stranieri impiegati sono romeni, bulgari e polacchi, quindi comunitari, e anche i tempi della procedura, che saranno incompatibili con le urgenze dei raccolti estivi».

«Non mi stupirei se la misura avesse un impatto più limitato rispetto ai 220mila stimati dal Governo» afferma Luca Di Sciullo, presidente di Idos. «Inoltre – continua – concedere il permesso per soli sei mesi è un tempo estremamente breve e in molti ricadranno subito dopo nell’irregolarità».

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