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Rifugiati in Italia, il Centro Astalli: con Covid-19 innalzati nuovi muri, a farne le spese i più deboli



RAPPORTO 2020

Nonostante nel 2019 sia diminuito il numero dei nuovi tesserati, è rimasto costante quello degli utenti complessivi che si sono rivolti allo sportello per soddisfare i bisogni primari. Si registra un incremento di circa il 5% delle presenze femminili

di Andrea Carli

Coronavirus, in coda alla mensa con i nuovi poveri

Nonostante nel 2019 sia diminuito il numero dei nuovi tesserati, è rimasto costante quello degli utenti complessivi che si sono rivolti allo sportello per soddisfare i bisogni primari. Si registra un incremento di circa il 5% delle presenze femminili

3′ di lettura

Il Covid-19 ha colto di sorpresa il mondo, lo ha scosso nelle sue certezze innalzando ulteriori muri e barriere. A farne le spese – sottolinea il rapporto annuale 2020 del Centro Astalli sui rifugiati in Italia, presentato in videoconferenza – sono state le persone più fragili. Nel 2019 sono approdati in Italia 11.471 migranti, in calo di oltre il 50% rispetto al 2018 e del 90% rispetto a due anni prima. Rimane purtroppo alto, sottolinea il rapporto, il numero delle persone che perdono la vita in mare. Si stima che un mingrante ogni trentatréha perso la vita nella traversata da una Libia sempre più instabile, al centro di una guerra civile.

Da circa 40 anni l’associazione Centro Astalli è impegnata in attività e servizi che hanno l’obiettivo di accompagnare, servire e difendere i diritti di chi arriva in Italia in fuga da guerre e violenze, non di rado anche dalla tortura. Il rapporto è una testimonianza su un volto del dossier migrazioni che spesso rimane nell’ombra.

Fuori dal circuito dell’accoglienza
Circa il 65% delle persone che ogni giorno si sono rivolte al Centro Astalli per la colazione ha poi usufruito anche del pranzo: si tratta di migranti che non sono ancora riusciti a entrare nel circuito dell’accoglienza o ne sono usciti senza altra possibilità che vivere per strada o in alloggi di fortuna.

Aumentano le donne che chiedono aiuto
Nonostante nel 2019 sia diminuito il numero dei nuovi tesserati, è rimasto costante quello degli utenti complessivi che si sono rivolti allo sportello per soddisfare i bisogni primari. Si registra un incremento di circa il 5% delle presenze femminili.

«Diffusa condizione di precarietà»
Anche nel 2019, le sette nazionalità più rappresentate tra gli utenti della mensa appartengono al continente africano (Mali, Gambia, Nigeria, Costa d’Avorio, Senegal, Somalia e Guinea Conakry). In totale sono ricorse a questo servizio 3.251 persone. Rispetto al 2018 va segnalata una diminuzione dei beneficiari totali (-18%), dato che si spiega – rileva l’indagine – con la politica di chiusura dei porti italiani che ha impedito di fatto, per diversi mesi, l’arrivo via mare dei migranti nel nostro Paese. La media giornaliera è di poco superiore a 182 pasti serviti, ai quali però ne vanno aggiunti circa 35 (ossia più di 9.000 durante l’anno), offerti, a carico dell’associazione, a chi è appena arrivato in città e non ha ancora la tessera o a chi è privo di documenti validi. La diffusa condizione di precarietà non ha colpito solo chi è in possesso di un permesso per motivi umanitari, ma anche molti titolari di protezione (ben il 35% degli utenti totali) che, terminato il periodo di accoglienza assistita, sono costretti a tornare a usufruire del servizio della mensa.

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