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Rientri dalle vacanze, da Genova ad Ancona nei porti niente test a chi sbarca


l’aumento dei contagi

Negli scali portuali non sono stati predisposti presidi per effettuare i tamponi, ad eccezione di Civitavecchia. La Toscana preannuncia che aprirà il servizio a Livorno. Trattativa in corso Lazio-Sardegna, con la mediazione del governo, per fare tamponi sia all’imbarco che allo sbarco dei vacanzieri

di Mariolina Sesto

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(ANSA)

Negli scali portuali non sono stati predisposti presidi per effettuare i tamponi, ad eccezione di Civitavecchia. La Toscana preannuncia che aprirà il servizio a Livorno. Trattativa in corso Lazio-Sardegna, con la mediazione del governo, per fare tamponi sia all’imbarco che allo sbarco dei vacanzieri

4′ di lettura

Mentre i contagi da rientro dalle vacanze aumentano – sembra che il 60% dei 1,210 nuovi positivi registrati ieri 23 agosto fosse stato infettato in vacanza – non decollano i controlli con test rapido o tampone nei porti. Mentre quasi tutti gli aeroporti si sono attrezzati per eseguire i controlli allo sbarco (per chi arriva da Spagna, Croazia, Malta e Grecia), i porti (ad eccezione di Civitavecchia) non sembrano essersi attrezzati.

Niente test nei porti

L’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che impone l’obbligo di test per chi rientra da Spagna, Croazia, Grecia e Malta non prescrive l’obbligo per gli scali di dotarsi di strutture per sottoporre a tampone chi sbarca da navi e traghetti ma, mentre quasi tutti gli scali aeroportuali si sono dotati delle strutture necessarie per farlo, i porti non hanno provveduto.

Genova

Nessun tampone per chi rientra dai paesi a rischio contagio o dalle regioni più frequentate dai turisti. Il porto di Genova, a differenza di altri scali italiani, non cambia strategia nemmeno dopo il caso della Gnv Majestic, il traghetto arrivato da Barcellona e rimasto bloccato coi passeggeri a bordo per cinque ore in attesa dell’esito del test su un commissario di bordo risultato poi negativo al coronavirus. Chi sbarca a Genova dalla Spagna, quindi, non è obbligato a sottoporsi al tampone (e comunque non potrebbe, nemmeno volontariamente), ma deve segnalarsi all’Asl competente e restare a casa in isolamento fiduciario finché non viene contattato. Non è detto, ovviamente, che tutti rispettino la prescrizione. Inoltre c’è l’incognita della Sardegna. La Liguria è un punto di passaggio molto gettonato per Porto Torres e Olbia ma nessun test è disponibile.Alla base della decisione ci sono diversi fattori. Anzitutto il fatto che non ci sia nessuna imposizione di legge, ma non solo. La competenza diretta sarebbe dell’Usmaf, la sanità marittima, che al momento non ha richiesto alle Asl di attivare alcun servizio. Ci sono problemi di natura organizzativa, perché il tampone per chi viaggia in auto dovrebbe essere eseguito in modalità drive trough rallentando ulteriormente le procedure e rischiando di generare maxi ingorghi nella zona del porto. E poi si stima che solo una minima parte dei passeggeri in transito da Genova sia residente in Liguria, quindi si tende a “scaricare” il problema sulle altre Regioni.

Ancona
No a tamponi eseguiti direttamente in porto ad Ancona e, invece, comunicazione efficace ai passeggeri, anche durante il viaggio, della possibilità, una volta arrivati, di rientro nelle proprie case, dell’obbligo entro 48ore di comunicare l’arrivo all’azienda sanitaria di riferimento per il tampone, preceduto da isolamento fiduciario. È l’opzione scelta al porto di Ancona, interessato da traffici in particolare da Croazia e Grecia, dal presidente dell’Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico centrale, Rodolfo Giampieri. Il manager, i tecnici dell’Authority e Sanità marittima lavorano per attuare l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che prevede, salvo possesso di un test negativo nelle ultime 72 ore, il tampone per chi rientra da Grecia, Croazia, Spagna e Malta. Primo passo è «comunicare con correttezza ai viaggiatori la condotta da tenere» spiegano: un messaggio audio girerà sui traghetti per informare i passeggeri. Impensabile eseguire i tamponi in porto senza assembramenti, ‘tendopoli’ e disagi vari.

Lazio-Sardegna

Giornata di trattative tra il Governo e le Regioni Lazio e Sardegna per trovare un accordo sulla reciprocità dei tamponi da effettuare prima degli imbarchi su navi e aerei dall’Isola e dopo gli arrivi a destinazione. Il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia sta mediando tra le richieste del Lazio e i “paletti” indicati dalla Sardegna per dare corso ai test nei prorio porti e aeroporti. L’assessore della Sanità Mario Nieddu ha chiarito che la Regione è pronta a dire sì a patto che si rispettino tre condizioni: i controlli devono essere sotto l’egida e a carico del Governo, i passeggeri di tutti i voli e le imbarcazioni in partenza per la Sardegna vanno sottoposti a tampone rapido, infine la firma di un protocollo per il rientro in sicurezza nelle loro abitazioni dei positivi. Nel caso non sia possibile e fosse necessaria la quarantena in Sardegna, la quarantena dovrà essere a spese del Governo. Gli appelli arrivati dal Lazio sono legati all’aumento dei contagi di persone rientrate dopo un periodo di vacanza in Sardegna. Al Lazio si è poi aggiunta la Regione Campania, mentre la Ausl di Bologna raccomanda ai propri concittadini tornati dall’Isola «con qualsiasi mezzo di trasporto» di effettuare il tampone per verificare una eventuale positività al Covid-19. Nel frattempo, le autorità sanitarie sarde continuano a ribadire che «la Sardegna è sicura: tutti i casi accertati da Ferrogasto in poi sono di importazione, turisti arriviati sull’isola dopo tappe in altri Paesi a rischio, contagiati in quei luoghi e risultati poi positivi dai test effettuati in Sardegna». Al momento quindi sono in funzione solo i drive in aperti nel porto di Civitavecchia che controllano solo chi sbarca.

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