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Reinfezione, Spallanzani e Oms tranquillizzano: numeri bassi



SARS-Cov-2

«È importante capire cosa questo significhi in termini di immunità», ha spiegato la portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Harris

di Nicola Barone

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«È importante capire cosa questo significhi in termini di immunità», ha spiegato la portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità Margaret Harris

3′ di lettura

Il virus SARS-CoV-2 può tornare a colpire la stessa persona anche a distanza di pochi mesi, proprio come capita con quelli del comune raffreddore. Sembra ormai non esservi dubbio dopo il primo caso al mondo documentato dai test genetici dell’Università di Hong Kong su di un giovane uomo, in buona salute, che a distanza di quattro mesi sarebbe stato colpito da due ceppi distinti. Ma la comunità scientifica si muove con i piedi di piombo, stigmatizza conclusioni affrettate alla luce dei numeri più che mai esigui, qualche problema semmai si pone obiettivamente circa l’efficacia a lungo termine di un potenziale vaccino.

I due momenti del contagio

I risultati delle analisi di Hong Kong , annunciate in un comunicato stampa dell’ateneo, sono in via di pubblicazione sulla rivista Clinical Infectious Diseases. Secondo quanto riferito dai ricercatori, l’uomo aveva avuto in primavera una prima infezione abbastanza lieve, con tosse, febbre e mal di gola per tre giorni: la diagnosi era arrivata il 26 marzo con gli esiti del tampone. Dimesso il 14 aprile, dopo due tamponi negativi consecutivi, l’uomo era considerato guarito. A cambiare la situazione ha pensato il test fatto in aeroporto al ritorno da un viaggio in Spagna nel giorno di Ferragosto: risultato positivo, sebbene il giovane fosse del tutto privo di sintomi.

Nove le proteine mutate

Grazie al sequenziamento genetico di nuova generazione («next generation sequencing»), i ricercatori hanno messo a confronto i genomi virali prelevati nei due distinti momenti. È emerso che i due episodi sono riconducibili a virus geneticamente distinti: sarebbero 24 le “lettere” del genoma diverse, che si tradurrebbero in nove proteine mutate. «Questo caso – spiegano i ricercatori nella nota – mostra che la reinfezione può avvenire pochi mesi dopo la guarigione dalla prima infezione. I nostri risultati suggeriscono che SARS-CoV-2 può persistere nella popolazione come altri coronavirus umani del comune raffreddore, anche se i pazienti hanno acquisito l’immunità attraverso un’infezione di tipo naturale. Poiché l’immunità può durare poco dopo un’infezione naturale – continuano gli esperti – bisognerebbe prendere in considerazione la vaccinazione anche per le persone che hanno già avuto un episodio di infezione. I pazienti che hanno già avuto Covid-19 dovrebbero inoltre adottare le misure di contenimento del contagio come l’uso della mascherina e il distanziamento sociale».

Oms cauta, sulle reinfezioni numeri molto bassi

Dalla scoperta del caso non derivano effetti immediati sul piano medico-scientifico, a dire dell’Organizzazione mondiale della sanità. «I numeri sono veramente molto bassi. Si tratta di un caso documentato su oltre 23 milioni. Ce ne saranno probabilmente altri, ma non sembra essere un evento abituale», ha spiegato la portavoce Margaret Harris. «È importante capire cosa questo significhi in termini di immunità e molte ricerche sono in corso per capire quanto dura l’immunità naturale, che non è la stessa di quella stimolata da un vaccino». Che è molto mirata. Di nuovo però, ammette Harris, c’è che fino a ora circolavano notizie di reinfezioni «ma non era chiaro fino a questo caso se si trattasse di un problema di test o di persone infettate una seconda volta».

Anche per lo Spallanzani recidiva rarissima

«Ci sono stati altri casi, anche se rarissimi» di persone due volte infettate dal coronavirus e «qualche recidiva c’è stata anche in Italia, ma non la enfatizzerei troppo». Si muove cauto anche il direttore sanitario dello Spallanzani di Roma Francesco Vaia, in merito ai test genetici condotti all’Università di Hong Kong. Il fatto «non mi ha colpito, abbiamo avuto già anche allo Spallanzani persone con recidive, bisogna capire se si tratta solo di una positività del’Rna o se ha una rilevanza clinica». D’altronde «abbiamo visto che questo virus qualche volta si è manifestato in maniera atipica». Quanto al trend dei casi da SARS-CoV-2, «dobbiamo smetterla, anche come comunità scientifica, di lanciare proclami catastrofisti o eccessivamente ottimistici. Siamo in fase di alert, ma la situazione non è catastrofica né preoccupante». L’aumento dei contagi era atteso nel momento in cui si è sostanzialmente riaperto tutto. Il dato epidemiologico oggi «dice che il virus colpisce tutte le età, in modo letale chi ha patologie croniche degenerative. Colpisce anche i giovani e in alcuni paesi latinoamericani è letale persino nei bambini, se sono poveri e malnutriti».

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