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Quasi 80mila gli italiani rentrati in Patria 4mila ancora all’estero


CORONAVIRUS

In quasi due mesi, dal 10 marzo all’8 maggio, sono rientrati con operazioni di rimpatrio organizzate dalla Farnesina e in raccordo con altri Paesi Ue, oltre 78mila connazionali

di Gerardo Pelosi

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(REUTERS)

4′ di lettura

Nella storia del rientro degli italiani in Patria per effetto della pandemia c’è un prima e un dopo. Prima, tra la fine di febbraio e buona parte di marzo, l’Italia era un Paese da evitare accuratamente perché il più contagiato in Europa dopo Wuhan in Cina.

È accaduto così che molti italiani che si trovavano in quel momento all’estero abbiano deciso di posticipare il loro rientro. Poi, quando il contagio si è esteso, la situazione è cambiata radicalmente e la preoccupazione di non potere godere di un sistema sanitario paragonabile per efficenza e affidabilità a quello italiano ha convinto molti italiani all’estero per affari, studio o turismo che era giunto il momento di fare le valigie e trovare un mezzo di trasporto che li riportasse a casa. Anche se c’erano stati già alcuni casi isolati di voli militari come quello che il 15 febbraio ha riportato in Italia il 17enne Niccolò Cicogna di Grado bloccato a Wuhan ultimo degli italiani bloccati in Cina per Coronavirus.

Rientri non solo con voli aerei ma anche con traghetti e autobus
In quasi due mesi, dal 10 marzo all’8 maggio, sono rientrati con operazioni di rimpatrio organizzate dalla Farnesina e in raccordo con altri Paesi Ue, oltre 78mila connazionali. Le operazioni di rientro (con aereo ma anche altri mezzi, come autobus dalla Slovacchia, Repubblica Ceca e Austria e traghetti da Spagna, Marocco, Tunisia e Grecia) hanno interessato fino ad oggi 117 Paesi e sono state oltre 690. Solo dalla Spagna, dove si trovavano molti studenti per programmi Erasmus, sono rientrati oltre 14.000 italiani. Ma numeri considerevoli hanno anche riguardato il Regno Unito (circa 33.000), l’Australia (oltre 2.000), l’Albania (oltre 1.700), la Romania (oltre 1.500), Malta (oltre 1.200), Marocco, Tunisia (quasi 1.000), Argentina (oltre 1.100), Repubblica Dominicana (quasi 900), Perù (quasi 800), Cuba (quasi 700). Operazioni di assistenza con il coordinamento con Paesi europei sono state effettuate in molti Paesi dell’Africa centrale, nel Sud Est asiatico, in Nuova Zelanda, in Centro e Sud America. Secondo la Farnesina si stima che ad oggi sarebbero ancora circa 4.000 i connazionali all’estero in condizioni di necessità che intendono rientrare. «Abbiamo in programma ulteriori operazioni di rientro che si realizzeranno già nei prossimi 5, 10 giorni» fanno sapere dall’Unità di crisi della Farnesina guidata da Stefano Verrecchia.

A metà maggio altri voli speciali da Brasile e Kenia
L’azione della Farnesina, a livello centrale e tramite la rete delle Ambasciate e dei Consolati sparsi in tutto il mondo ha consentito il rientro di persone in difficoltà in un momento in cui il traffico aereo era quasi paralizzato fino a raggiungere un blocco quasi totale. Un’azione coordinata con le compagnie aeree (Alitalia, Blu Panorama, Air Dolomiti e Neos) e con le autorità che locali ha consentito di assistere genitori che hanno potuto riabbracciare i figli o facilitare il rientro di persone che si trovavano in luoghi remoti. C’è una connazionale che è riuscita a far rientrare i propri genitori anziani da una città spagnola dove erano rimasti bloccati per circa due mesi. Un altro connazionale ha potuto riabbracciare la compagna e i due figli rientrati dalla Polonia. Un gruppo di italiani era rimasto bloccato a Iquitos, in Perù, e per loro è stato necessario ottenere un salvacondotto che ne consentisse prima l’arrivo nella capitale Lima in tempo per il volo commerciale speciale organizzato dall’Italia. A metà maggio altri voli speciali sono previsti dal Brasile e dal Kenia.

Il problema delle tariffe più alte per il distanziamento
C’è poi il rebus dei pochi voli di linea che sono rimasti operativi, anche grazie all’interessamento della Farnesina. Voli garantiti su alcune tratte vitali come Londra, Parigi, Bruxelles, Francoforte, Ginevra. Le tariffe per questi voli erano all’inizio abbastanza contenute ma in un ultimo Dpcm è stato richiesto dai ministeri della Salute e dei Trasporti di rispettare un distanziamento che comporta riempire gli aerei solo per un terzo e questo ha fatto subito lievitare i costi. Se in una prima fase con tariffe tra i 500 e i 700 euro si poteva tornare in Italia anche dall’America ora si superano abbondantemente i mille euro. Ma il ministro Di Maio ha lanciato di recente un appello alle compagnie per calmierare i prezzi.

Il meccanismo di rimnborso Ue non sempre possibile
Negli ultimi giorni, poi, si è invocato da utenti e organizzazioni di consumatori lo scarso utilizzo del meccanismo di rimborso dei costi dei biglietti con i fondi della Protezione civile europea. Un meccanismo europeo che consente un rimborso che può variare dall’8 al 7%5 della tariffa per coprire tratte non coperte da voli commerciali. Lo Stato anticipa tutto il costo del volo e si fa rimborsare da Bruxelles mentre l’utente paga solo la parte non rimborsata. Il meccanismo è stato utilizzato, ad esempio, per il rientro di connazionali che si trovavano a bordo della nave Diamond Princess, in Giappone e sul volo hanno trovato posto, oltre a cittadini italiani, anche passeggeri di altri Paesi Ue. Infatti il meccanismo premia soprattutto quei voli dove ci sono cittadini di vari Paesi europei mentre il rimborso è minimo se utilizzato da un solo Paese come l’Italia che per di più ha la nuova regola del distanziamento e può utilizzare un aeromobile per il 30% della sua capienza. Una certa convenienza c’è stata però per il rientro di italiani bloccati insieme ad altri europei in Africa, Cambogia, Laos, Honduras nuova Zelanda Bolivia, Colombia per un totale di circa 1200 connazionali. Un meccanismo, come ribadito dal Commissario Ue Lenarcic, che deve però essere riservato ai Paesi da cui non esiste alcuna altra opzione commerciale di rientro, essendo questo l’unico modo per evitarne l’uso eccessivo e per assicurare il rispetto dei principi di solidarietà, equità e proporzionalità.

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