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Per giornali e libri pirata su Telegram è l’ora dei sequestri


procura di bari

L’inchiesta è stata avviata dopo la denuncia degli editori all’Agcom. Le indagini proseguono per ricostruire l’illecito giro di affari. Danni per circa 250 milioni di euro all’anno

di Nicola Barone

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(Monster Ztudio – stock.adobe.com)

2′ di lettura

Riciclaggio, ricettazione, accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico, furto e violazione della legge sul diritto d’autore. Perché come denunciato migliaia di riviste giornali e libri sarebbero stati illecitamente diffusi attraverso almeno una ventina di canali Telegram, con un aumento esponenziale nel periodo di quarantena generalizzata. È l’ipotesi della Procura di Bari che ha disposto un sequestro preventivo di urgenza eseguito dalla Guardia di finanza.

L’input dalla denuncia della Fieg
Il provvedimento riguarda persone in corso di identificazione «le quali, in concorso tra loro come spiega la Procura – introducendosi nei sistemi informatici di numerose società editrici di riviste, giornali e libri protetti da misure di sicurezza, hanno sottratto migliaia di file in formato pdf dei predetti beni tutelati dal diritto di autore. Riversandoli illecitamente su numerosi canali della piattaforma di messaggistica istantanea denominata Telegram, permettendo così una tanto capillare quanto abusiva diffusione in chiaro di migliaia di riviste, giornali e libri». L’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Rossi, è stata avviata dopo la denuncia della Federazione italiana editori giornali (Fieg) all’Agcom.

Per il comparto un danno da 250 milioni all’anno
I danni per l’illecita diffusione di contenuti via Telegram sono stati stimati dalla Procura di Bari in 670mila euro al giorno, corrispondenti a circa 250 milioni di euro all’anno, «giacché gli utenti iscritti ai canali in argomento sarebbero circa 580mila, in aumento nel periodo di diffusione del virus Covid-19, e con un incremento dell’88% delle testate diffuse illecitamente». I sequestri sono stati eseguiti dalla Guardia di finanza nei confronti delle mail «dei rappresentanti legali della società che gestisce Telegram» perché «inibiscano immediatamente l’accesso ai canali incriminato ovvero rimuovano i files», in quanto «l’illecito provocherebbe gravi danni economici a tutta l’industria del settore: editori, giornalisti, distributori, stampa, poligrafia ed edicolanti».

Sede a Dubai, ignoti gli autori dei reati
L’applicazione Telegram «risulta sviluppata dalla Telegram LLC con sede in Dubai, società nota per proteggere i dati e la privacy degli utenti». E per questo allo stato attuale non sono identificabili gli amministratori dei singoli canali. Tanto spiegano gli inquirenti della Procura di Bari nel provvedimento di sequestro preventivo d’urgenza disposto nell’ambito dell’inchiesta sulla pirateria digitale attraverso i 19 canali Telegram (ora oscurati).

Cosa rischiano ora i responsabili legali
«I riscontri finalizzati all’identificazione del soggetto titolare del canale, al quale ricondurre la responsabilità circa l’illecita immissione del file piratato – si legge ancora nel provvedimento di sequestro – hanno dato esito negativo, in quanto sia il titolare del canale che gli iscritti non sono identificabili in alcun modo. Né tantomeno è stato possibile identificare il soggetto che ha inserito i contenuti digitali nel canale». Inoltre a giudizio della Procura non vi sono elementi per poter affermare che i rappresentanti legali di Telegram siano consapevoli dei contenuti illeciti dei canali indicati». Ma «dal momento che vi sia stata conoscenza del provvedimento, i rappresentanti legali di Telegram saranno consapevoli della eventuale prosecuzione dei reati, con le possibili ovvie conseguenze».

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