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Pensioni, con il Covid spesa a rischio



previsioni

Potrebbero raddoppiare i 50mila pensionamenti con Quota 100 per il 2020

di Davide Colombo

Effetto Quota 100, nel I trimestre pensioni anticipate +103%

Potrebbero raddoppiare i 50mila pensionamenti con Quota 100 per il 2020

3′ di lettura

Il governo non cambierà le regole sui pensionamenti anticipati fino al termine della sperimentazione in corso con Quota 100, ovvero dicembre 2021. Ma se prima dell’emergenza sanitaria il dibattito sul tema era piuttosto rilassato (l’unico rovello era come evitare lo scalone di cinque anni che si sarebbe presentato, senza correttivi, per chi maturerà i requisiti minimi di 62 anni di età e 38 di contributi il primo gennaio 2022), ora con la pandemia lo scenario è cambiato.

Quota 100 rimarrà fino alla fine – ha ribadito qualche giorno fa il viceministro Antonio Misiani – anche perché diventerà un utile ammortizzatore per quanti, già negli ultimi mesi dell’anno, senza più un posto di lavoro si troveranno nelle condizioni di dover accettare comunque un pensionamento anticipato. Ma in questa nuova prospettiva il costo di questi anticipi “obbligati” tornerà a farsi pesante.

Spesa oltre le previsioni

A fine maggio «Itinerari previdenziali», il think tank guidato da Alberto Brambilla, ha stimato che i 50mila pensionamenti con quota 100 previsti prima del Covid per il 2020 potrebbero ora raddoppiare proprio per via della crisi innescata sul mercato del lavoro. E altre 100mila uscite potrebbero a questo punto maturare anche nel 2021. L’anno scorso i pensionamenti con Quota 100 sono stati solo 150mila, un terzo in meno del previsto. Ma la spesa generata dall’insieme delle flessibilità introdotte con il decreto n. 4 del gennaio 2019 ha superato le previsioni: 6 miliardi contro i 3,9 previsti da governo per il primo anno. Secondo «Itinerari» a gonfiare i conti sono state le uscite anticipate con 42 anni di contributi, l’Ape sociale, le agevolazioni per i lavoratori precoci e ”Opzione Donna”.

Rispetto agli stanziamenti previsti fino al 2027 pari a 46,65 miliardi, prima del Covid-19 si stimava un costo effettivo tra i 27 e i 30 miliardi. Il ragionamento era semplice: poiché da quest’anno oltre il 70% dei potenziali pensionandi con anticipo avrà almeno il 60% della pensione calcolata con il metodo contributivo, la perdita rispetto a un pensionamento ordinario sarà come minimo del 10 per cento. Dunque escludendo le situazioni di necessità la propensione all’anticipo per questi candidati sarebbe stato piuttosto basso. Ora quella propensione è saltata – secondo gli analisti di «Itinerari previdenziali» – visto che si dovrà fare i conti con una crisi che ha cancellato molti posti di lavoro. E i costi dei prepensionamenti torneranno a correre.

Flessibilità per il post Quota 100

Della questione s’è discusso il 13 luglio in un seminario organizzato dall’Inps, cui oltre ad Alberto Brambilla hanno partecipato il presidente dell’Istituto, Pasquale Tridico, e la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra (Leu). A tenere banco sono state le diverse ipotesi di flessibilità per il dopo Quota 100 nel nuovo contesto pandemico e le necessarie garanzie da assicurare alle pensione contributive che prenderanno in un futuro molto prossimo lavoratori che hanno avuto carriere discontinue e stipendi molto bassi. Si è parlato, tra l’altro, della possibilità di coinvolgere i fondi bilaterali (finanziati con una aliquota dello 0,30-0,45% del costo del lavoro lordo) per sostenere parte dei nuovi anticipi.

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