in

Patto di stabilità sospeso: finita l’emergenza sarà rivisto radicalmente



verso nuone regole

Pare improbabile che gli effetti della gravissima recessione in atto possano essere nuovamente affrontati con le vecchie regole. Quali le decisioni assunte finora e quali i prossimi passaggi?

di Dino Pesole

Piano Ue, da Conte ok recovery fund. Per leader Ue ora è urgente

3′ di lettura

Sospeso per tutto il 2020, il Patto di stabilità è destinato nel dopo emergenza a essere profondamente rivisto. Pare del resto improbabile che gli effetti della gravissima recessione in atto possano essere nuovamente affrontati con le vecchie regole. Quali le decisioni assunte finora e quali i prossimi passaggi?

Sospeso il percorso di riduzione del deficit strutturale
Tra le decisioni adottate dalla Commissione europea fin dal primo esplodere della pandemia compare la sospensione del vincolo che impone di ridurre il deficit strutturale (calcolato al netto delle una tantum e delle variazioni cicliche dell’economia) fino al raggiungimento dell’”obiettivo di medio termine”, vale a dire il pareggio di bilancio. Obiettivo che ora scompare dai radar, con la sola raccomandazione che il maggior deficit che i paesi europei stanno mettendo in campo per fronteggiare la crisi non comprometta la sostenibilità fiscale nel medio periodo. Per la prima volta la Commissione Ue ha attivato dunque la “general escape clause” per l’anno in corso, così da liberare spazi fiscali che i singoli paesi stanno utilizzando per far fronte alla pandemia. In precedenza, erano già stati accordati, in particolare all’Italia, ampi margini di flessibilità previsti dal Patto di Stabilità. A seguire, è stato annunciato il fondo Sure da 100 miliardi per finanziare gli ammortizzatori sociali, e sono state ampliate le risorse della Banca Europea per gli Investimenti così da garantire fino a 200 miliardi di nuovi prestiti a livello europeo. In più si è attivata la nuova linea di credito (Pandemic Crisis Support) del Meccanismo Europeo di Stabilità), che qualora l’Italia decidesse di accedervi si tradurrebbe in circa 36 miliardi di risorse aggiuntive. Anche le nuove regole in materia di aiuti di Stato e di fondi strutturali rientrano nelle misure messe in campo finora, mentre sarà ora la Commissione a dover definire i dettagli tecnici e il meccanismo di finanziamento del costituendo Fondo per la Ripresa. Completa il quadro il massiccio piano di acquisti dei bond sovrani avviato dalla Bce, per un totale che supera il 1.000 miliardi.

Verso la revisione del Patto di stabilità
Poiché il Patto di stabilità e di crescita ha il rango di trattato internazionale, si prospetta una sua revisione in varie fasi. Nel medio-lungo periodo si dovrà metter mano ai Trattati, con una procedura molto lunga e complessa, che peraltro prevede l’unanimità e la successiva ratifica negli ordinamenti nazionali, anche attraverso referendum. In tempi più ristretti si avvierà una revisione in progress, in sostanza una rilettura delle regole europee in costanza di Trattati, nel segno della maggiore flessibilità. E’ da tempo unanime constatazione a Bruxelles che il parametro del deficit strutturale sia eccessivamente rigido e poco manovrabile. In sede tecnica sono già stati avviati dei percorsi di revisione, in linea con le conclusioni cui era giunto l’Ecofin informale di Amsterdam nell’aprile del 2016, che attendono ora il via libera politico. Si andrebbe in sostanza verso un nuovo parametro basato sull’andamento della spesa proiettato su quattro anni. In contemporanea andrà risolto l’annoso contenzioso che oppone in particolare Roma e Bruxelles sul calcolo del Pil potenziale, il cosiddetto output gap. Parametro fondamentale (almeno fino all’esplodere della crisi) perché su esso si basava il calcolo del deficit strutturale e la conseguente richiesta di ridurre almeno dello 0,5% l’anno. Il terzo pilastro della prima revisione del Patto di stabilità passa attraverso l’utilizzo ancor più esteso della flessibilità già prevista dalle regole europee, soprattutto se diretta a finanziare investimenti “green” e ad accompagnare la ripresa quando si tornerà alla normalità. Nel medio-lungo periodo il percorso di riscrittura del Patto di stabilità investirà anche i parametri-chiave, quali il tetto del deficit al 3% del Pil e quello del debito al 60% del Pil. Parametri che nei fatti la pandemia ha già spazzato via d’un colpo.

Per approfondire

Vertice Ue: pacchetto da 500 miliardi operativo a giugno. Mandato alla Commissione su Recovery Fund urgente: nodo prestiti-sovvenzioni

Escorte galati

Rizolvere problemini di eiaculazione

What do you think?

5399 points
Upvote Downvote

Written by admin

Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading…

0

Confindustria: slitta a 26 giugno elezione presidente Giovani

Confindustria: approvata la squadra di presidenza di Bonomi