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Pagamenti digitali: cosa sappiamo (e cosa no) del nuovo cashback di Stato



Lotta al contante

Per ridurre l’uso del contante il Governo punta anche sugli incentivi: a chi comprerà con carte o app, la spesa verrà in parte rimborsata. Ecco come

di Dario Aquaro

Bonus Made in Italy da 2.500 euro, torna il ‘cashback’

Per ridurre l’uso del contante il Governo punta anche sugli incentivi: a chi comprerà con carte o app, la spesa verrà in parte rimborsata. Ecco come

3′ di lettura

Cashback per pagamenti digitali: compri in negozio con carte o app, e lo Stato ti rimborsa una parte della spesa. È il sistema riproposto dal Governo nel decreto Agosto, per ridurre l’utilizzo del contante e contrastare l’evasione fiscale. Un sistema già ampiamente rodato da applicazioni e siti specializzati, che incentivano gli acquisti con la promessa di riaccreditare all’utente una percentuale del denaro speso.

Si tratta, in fin dei conti, di un meccanismo di marketing che nel tempo si è affiancato ai “vecchi” codici sconto, i coupon digitali. Una strategia che il Governo tenta ora di percorrere, affiancandola alle altre misure del proprio “piano cashless”: dalla lotteria degli scontrini che partirà il prossimo 1° gennaio, fino al credito d’imposta del 30% delle commissioni sull’uso delle carte (per i piccoli esercenti) scattato il 1° luglio scorso.

Il cashback di Stato era già stato previsto nella legge di bilancio 2020, ma non aveva trovato attuazione. Ora la misura viene riproposta e rifinanziata, ma rinviando comunque a un decreto del Mef per le modalità attuative. Al momento, dunque, sono evidenti solo i contorni dell’operazione: anche se qualche informazione è cominciata a trapelare negli scorsi giorni. Ecco cosa sappiamo (e cosa no).

Quali sono gli strumenti ammessi

Questo è un punto abbastanza chiaro. Gli strumenti di pagamento ammessi al cashback non sono soltanto le carte di debito o di credito. Il bonus si potrà ottenere pagando anche con smartphone (o con smartwatch e wearable, cioè gli apparecchi “indossabili”, come i braccialetti), attraverso la tecnologia Nfc: Samsung Pay, Apple Pay, eccetera. Oppure tramite i servizi digitali che non passano per le carte di pagamento, ma associano all’applicazione direttamente l’Iban del conto corrente: si pensi a Satispay, BancomatPay, o anche a PayPal.

Le applicazioni degli istituti di moneta elettronica (tipo Satispay, appunto) rientrano infatti tra gli strumenti alternativi al contante “accreditati” anche dal punto di vista fiscale: rispettano a pieno, ad esempio, il requisito di tracciabilità delle spese (come quelle sanitarie) richiesto per la detrazione del 19 per cento.

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