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Oro sull’ottovolante dopo il record. Turbolenze in vista con l’alta volatilità

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ServiziomercatiPer l’oro è iniziata una fase di turbolenza dopo i massimi storici raggiunti a inizio agosto, sopra 2mila dollari l’oncia. Il motivo? Probabilmente a che fare anche con la speculazione e con l’incredibile boom degli Etfdi Sissi Bellomo(Bloomberg) Per l’oro è iniziata una fase di turbolenza dopo i massimi storici raggiunti a inizio agosto, sopra 2mila dollari l’oncia. Il motivo? Probabilmente a che fare anche con la speculazione e con l’incredibile boom degli Etf3′ di letturaAltro giro altra corsa per l’oro, che continua a mostrare un alto livello di volatilità dopo lo sprint che a metà agosto l’aveva portato al record storico, sopra 2mila dollari l’oncia. Venerdì 27 il lingotto è tornato ad apprezzarsi, in una seduta meno contrastata di quella precedente, segnata dalla svolta sull’inflazione annunciata dalla Federal Reserve.Con il dollaro e i rendimenti Usa di nuovo in discesa, anche il metallo prezioso ha ripreso una traiettoria più decisa, guadagnando quasi il 2% e riportandosi a 1.960 dollari.Giovedì 26, mentre l’attenzione degli operatori era puntata sul vertice virtuale di Jackson Hole, il prezzo del metallo aveva oscillato tra 1.980 e meno 1.910 dollari nel giro di un’ora. Anche il biglietto verde e i Treasuries si erano mossi in modo altrettanto nervoso, cercando un punto di assestamento mentre il presidente della Fed Jerome Powell continuava a parlare, delineando il nuovo approccio e le aspettative sull’economia della banca centrale più influente del mondo.Gli scenari restano incerti, non fosse altro che per la prospettiva delle elezioni presidenziali Usa a novembre. Ma all’indomani di Jackson Hole il mercato ha cominciato (a scoppio ritardato, secondo alcuni) a riflettere maggiori possibilità di ripresa dell’inflazione in presenza di tassi d’interesse che resteranno a lungo super ridotti.La curva dei rendimenti Usa si è fatta ancora più ripida, con uno scarto i tassi a 5 e a 30 anni che ha raggiunto l’1,23%, un record dal 2016. Il tasso di inflazione atteso a 10 anni (tasso breakeven) si è spinto all’1,73% dallo 0,5% di marzo, mentre il rendimento nominale dei Treasuries decennali è sceso allo 0,74% dall’1,91% di fine 2019. Il Dollar Index è intanto ai minimi da due anni e il cambio dell’euro è balzato sopra 1,9 dollari.

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