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Omicidio Willy, Faiza Rouissi che ha provato a soccorrerlo: «Così l’ho visto morire»

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Da sinistra, la mamma, la sorella e il papà di Willy Monteiro Duarte: Lucia, Milena e Armando (Photomasi/Karma)

Il tono oscilla tra il risoluto e l’affranto: «State speculando sul nostro dolore», accusa Azzurra Biasotti. Poi pesca l’aggettivo più forte per descrivere lo stato d’animo di una comunità: «Sconvolti. La morte di Willy ci ha lasciato sconvolti». Da lei — fidanzata di Alessandro Rosati, amica di Federico Zurma, il compagno di scuola di Willy Monteiro Duarte— è partita la scintilla che, sabato scorso, ha appiccato il fuoco alla notte di Colleferro: l’apprezzamento ruspante di Mario Pincarelli, ubriaco probabilmente, era nei suoi confronti e ora Azzurra ripensa a quel commento che ha scatenato la rissa e la morte di Willy.

Il racconto di FaizaMa poi è un’altra la protagonista di quella notte, la donna alla quale il caso assegna un ruolo opposto, quello di chi vuol comporre un conflitto invitando tutti al senso di responsabilità. Si chiama Faiza Rouissi e ha visto morire Willy: «Chi materialmente ha picchiato Willy — ha fatto mettere a verbale — è stato Gabriele Bianchi, che dapprima gli ha dato un calcio in pancia, quindi Willy si è accasciato a terra dopodiché si è rialzato ed è stato nuovamente colpito da Gabriele. A questo punto Willy rovinava a terra e perdeva sangue dalla bocca. Dopo circa cinque minuti i tre sono saliti in macchina e sono scappati, un quarto con il braccio ingessato ha partecipato anche lui alla rissa quindi sono saliti in auto tutti e quattro, alla guida vi era una quinta persona che non ha partecipato alla rissa ed è rimasto in macchina. A questo punto abbiamo prestato soccorso alla vittima e atteso l’arrivo dell’ambulanza». Spontanea, diretta nei modi, appartiene a un’altra comitiva tra quelle che sabato presidiano largo di Santa Caterina. Faiza si accorge della lite, tenta di far ragionare i ragazzi, interviene con i primi soccorsi. Poi vede Willy morire e non può darsi pace. S’indigna, grida, fa mettere a verbale i tempi di arrivo dell’ambulanza. E ancora oggi, al telefono, esasperata, urla la sua rabbia: «Voi non avete idea di cosa voglia dire per noi tutto questo, trovare sui giornali il proprio nome associato a un omicidio, essere incalzati dai giornalisti, accorgersi che la privacy di colpo non c’è più per nessuno di noi. Ho amiche assediate dalle televisioni, vi pare giusto?».

Bisogno di protezioneDietro, forse, c’è anche la paura di ritorsioni, le anime nere della tastiera si trovano ovunque e sempre più spesso. Faiza poi, secondo la ricostruzione dei testimoni, aveva anche detto la sua quella notte, cercando di mettere fine alle liti: «Per miracolo — dice ora ancora sconvolta — nessuna di noi è ancora stata raggiunta da minacce». Affiora un bisogno di protezione, l’urgenza di cancellare la rabbia di quella notte. I fatti, messi in fila dagli investigatori, sono semplici: quella sera Azzurra è con il ragazzo e altri amici nei locali di largo Santa Caterina. Sorride, gioca, passeggia lungo la via fino all’incontro con l’altra comitiva, quella di Pincarelli. Nasce la provocazione. Quindi la ragazza si sfoga con il proprio gruppo, raccontando che quello le ha lanciato un bacio. Tutto nasce così.

La notte di Colleferro Il resto è nei verbali. Zurma, amico di Rosati e dunque di Azzurra, non è disposto a lasciar correre e dunque affronta il gruppo di Pincarelli finché non subentreranno i fratelli Bianchi. Ora però Azzurra preferisce glissare: «Vi chiediamo — dice con la voce, di colpo incrinata dal pianto — di avere un po’ di rispetto». È abituata a vincere Azzurra, ad ottenere quello che vuole. Con lei, sabato notte, ci sono le amiche di sempre, Rebecca Franco e Ludovica Del Ferraro, che a fine serata ospiterà gli amici in casa propria per parlare di quanto è accaduto, per tentare di rielaborare il trauma. Faiza non è di quelle che si voltano dall’altra parte. S’informa, chiama, raggiunge il pronto soccorso per sapere come sta Willy e se un altro ragazzo, colpito dai fratelli Bianchi, se la sia cavata. L’appello del sindaco, Pierluigi Sanna, a contattare i carabinieri per ricostruire gli avvenimenti, con Faiza Rouissi diventa superfluo: la ragazza ha già raccontato la sua verità sulla notte più lunga che Colleferro ricordi.

11 settembre 2020 (modifica il 11 settembre 2020 | 07: 04)
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