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Nuovi focolai Covid, cosa è il Tso: la soluzione allo studio del governo



IL CASO DELL’IMPRENDITORE VICENTINO

La proposta è stata avanzata dal governatore veneto Zaia. Dal ministero hanno fatto sapere che il responsabile della Salute Roberto Speranza ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). L’obiettivo è quello di studiare una eventuale norma più stringente che riguarda la tutela contro il Covid dopo il caso del focolaio veneto

di Andrea Carli

Coronavirus, Speranza: verifiche su estensione tso

La proposta è stata avanzata dal governatore veneto Zaia. Dal ministero hanno fatto sapere che il responsabile della Salute Roberto Speranza ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). L’obiettivo è quello di studiare una eventuale norma più stringente che riguarda la tutela contro il Covid dopo il caso del focolaio veneto

4′ di lettura

Trattamento sanitario obbligatorio per chi, una volta scoperto di essere positivo al Covid-19, non adotta quelle soluzioni basilari per preservare la collettività in cui vive, a cominciare dalla quarantena e dall’autoisolamento. È questa l’ipotesi su cui sta ragionando il ministro della Salute Roberto Speranza, dopo il caso dell’imprenditore vicentino che ha continuato a fare la vita di tutti i giorni nonostante avesse contratto la malattia all’estero. L’uomo, ricoverato in rianimazione in condizioni gravi ma stabili dopo aver in un primo tempo rifiutato le cure nonostante evidenti sintomi, si è così lasciato alle spalle una scia di 5 contagiati e 89 persone in isolamento.

Il governo studia l’estensione del Tso

L’ipotesi di ricorrere al Tso, soluzione che impone il ricovero ai malati più gravi, è stata avanzata dal presidente della Regione Veneto Luca Zaia. Il governatore leghista ha annunciato un’ordinanza che obbligherà chi è positivo a restare in isolamento, non escludendo appunto questa soluzione limite. Ancora una volta di fronte al pressing delle Regioni il governo si è mosso. Il ministro della Salute Roberto Speranza, hanno fatto sapere fonti del ministero, ha dato mandato all’ufficio legislativo del suo dicastero per verificare il quadro normativo sui trattamenti sanitari obbligatori (Tso). L’obiettivo è quello di studiare una eventuale norma più stringente che riguarda la tutela contro il Covid dopo il caso del focolaio veneto. La verifica tecnica servirà anche di supporto alle eventuali scelte in questo senso delle autorità locali.

Decine di nuovi focolai

Una decisione che, se confermata, si svilupperebbe in un contesto, quale quello attuale, caratterizzato da decine di focolai di nuovi contagi da coronavirus sparsi un po’ a macchia di leopardo in diverse regioni, per lo più Veneto, Emilia Romagna, Toscana e Lazio, e l’ultima impennata si è diffusa nella già piagata Lombardia, nei macelli e salumifici del mantovano con 68 positivi.

Soluzione adottata in ambito psichiatrico

Il Trattamento sanitario obbligatorio implica il fatto che una persona venga sottoposta a cure mediche contro la sua volontà. La norma di riferimento è una legge del 1978. Allo stato attuale si ricorre a questa soluzione in ambito psichiatrico, attraverso il ricovero coatto presso i reparti di psichiatria degli ospedali pubblici. La norma prevede una procedura da seguire in caso di Tso. In primo luogo, devono esserci allo stesso tempo tre condizioni: la persona versa in una situazione di alterazione tale da rendere urgenti interventi di tipo terapeutico, gli interventi proposti sono stati rifiutati, e non si possono adottare tempestive e idonee misure extraospedaliere. Queste tre condizioni vanno certificate da un primo medico, che può essere quello di famiglia, e confermate da un secondo medico, che lavora in una struttura pubblica: in genere è uno psichiatra della Asl. Una volta prodotte le certificazioni mediche, il sindaco ha 48 ore per disporre con un’ordinanza il Tso. La persona toccata da questo provvedimento viene accompagnata dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e di cura. Entro 48 ore dal ricovero il sindaco fa pervenire l’ordinanza al giudice tutelare, che può convalidare la misura (ma può anche non farlo) nelle 48 ore successive. Il Tso ha una durata di sette giorni. Se lo psichiatra non fa richiesta di prolungamento, il trattamento termina.

Pianese (Coisp): serve una modifica normativa

«Il Tso – ha messo in evidenza Domenico Pianese, segretario generale del sindacato di polizia Coisp – è una misura di prevenzione adottata quando ci sono persone in stato di alterazione psicofisica, è regolamentato con una legge del 1978 e ovviamente non tiene conto delle evoluzioni degli ultimi mesi sul Covid e i rischi di pandemia. Quindi il primo problema per una sua applicazione alle persone positive al coronavirus sarebbe di tipo normativo. Una persona in possesso delle proprie facoltà viene giudicata tale da un medico o sanitario della Asl ed è previsto un intervento delle forze di polizia, le quali chiamano il 118 richiedendo il Tso. Ma se il medico reputa che quella persona sia presente a se stessa e non abbia caratteristiche psico-fisiche alterate rispetto alla normalità, non si può far applicare il Tso. Perciò – ha continuato Pianese – da questo punto di vista sarebbe necessaria una modifica normativa».

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