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Morte di Viviana e Gioele, la verità adesso si cerca nell’auto

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PATTI (MESSINA). Sono sei tracce biologiche. Sono state ritrovate nella macchina di Viviana Parisi lo scorso 6 agosto e potrebbero offrire un tassello di verità sulla fine del piccolo Gioele, il figlio di quattro anni che viaggiava con lei, sul sedile posteriore, prima dell’incidente nella galleria dell’autostrada Messina-Palermo, la scomparsa nei boschi e il ritrovamento di entrambi, morti. Saliva, sudore, impronte che potrebbero aiutare a capire se il bambino – pur non sanguinando – abbia subito un trauma nello scontro, se abbia sbattuto fortemente la testa, se abbia avuto conseguenze rilevanti.

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Tracce labili, che saranno esaminate oggi nel laboratorio di Genetica forense della polizia scientifica di Palermo, l’unico esistente in Sicilia, «per verificare la presenza di profili genetici». Qual è il Dna sulle tracce? Di Viviana o di Gioele? E se è possibile capirlo, che cosa stanno a significare? Filo sottile in un’inchiesta che si gioca ormai sul filo delle perizie e delle consulenze, nella consapevolezza che – per dirla con Pietro Venuti, uno dei due avvocati del padre di Gioele, Daniele Mondello – «forse si potrà arrivare a dare alcune risposte, ma probabilmente non tutte». Il giorno della verità si attendeva forse troppo fiduciosamente ieri, con l’autopsia di quel che resta del corpo del bambino, solo resti ossei. Ma l’esame è stata spostato a stamattina alle 8 perché si è protratta per quasi sei ore la riunione tra il procuratore di Patti Angelo Cavallo – titolare dell’inchiesta – e l’esercito dei periti cui è stato conferito l’incarico degli accertamenti sui corpi di Viviana e Gioele e sull’ambiente in cui sono stati ritrovati.

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Dopo il vertice-fiume, un nuovo accertamento sul terreno di Caronia Marina, su quei trecento metri cruciali in cui sono stati ritrovati prima la madre, ai piedi di un traliccio Enel, e poi i resti del figlio, sotto una fitta boscaglia inaccessibile, se non strisciando pancia sul terreno. Tra i primi a varcare la soglia della procura Daniele Mondello, marito e padre piegato dal dolore, con il suocero Luigino Parisi. Accanto ai medici legali e all’entomologo forense Stefano Vanin, che sta studiando le larve di insetti rinvenute sui cadaveri (nella speranza che dicano chi è morto prima, Viviana o Gioele), sono stati nominati Rosario Fico, esperto in materia di segni e di tracce animali impresse sui corpi; Rita Lorenzini, zoologa e genetista esperta di fauna selvatica e Roberta Somma, esperta nell’analisi di terreni e resti umani. A loro si aggiungono i quattro consulenti tecnici di parte nominati dai legali dei genitori di Viviana, tra cui un criminalista e un biologo forense.

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Si arriverà mai alla verità? L’avvocato Antonio Cozza, uno dei due legali della famiglia Parisi, dichiara con enfasi dopo la riunione che «adesso si scrive la storia di quello che è successo a Gioele e Viviana», confidando nella «macchina della scienza che inizia a lavorare». Ma Vanin mette le mani avanti: «Il caso è estremamente difficile, noi tecnici non possiamo determinare, possiamo soltanto stimare. Proveremo a dare delle risposte alle tantissime domande ancora aperte».

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Si va per esclusione, insomma. Ed emerge sempre di più la possibilità che una verità definitiva non ci sarà mai, soprattutto sulla fine di Gioele. Difficile sperare che i pochi resti del bambino possano svelare oggi con l’autopsia una causa di morte certa, e una dinamica precisa degli avvenimenti.

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La famiglia continua a respingere con decisione la sola idea che la madre – afflitta da ansia e manie di persecuzione – possa avere ucciso il figlio, e ad attaccare modi e tempi delle ricerche («Avrebbero potuto scoprire il corpo di mia figlia già molto prima, c’è stata grande superficialità», ha polemizzato ieri Luigino Parisi), il procuratore Cavallo ribadisce di seguire ogni pista. Ma sono passati ben ventidue giorni da quell’incidente in un primo tempo valutato come lieve, dopo il quale la donna è scappata, con il bambino in braccio, scavalcando il guard rail e addentrandosi nei boschi. In fuga, probabilmente dai suoi nemici immaginari.

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