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Migranti, conclusa la regolarizzazione: 207mila domande. Netta prevalenza (85%) di colf e badanti


la sanatoria

La procedura di regolarizzazione dei rapporti di lavoro è stata avviata lo scorso 1 giugno per tre settori: agricoltura, lavoro domestico e assistenza alla persona

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La procedura di regolarizzazione dei rapporti di lavoro è stata avviata lo scorso 1 giugno per tre settori: agricoltura, lavoro domestico e assistenza alla persona

2′ di lettura

Si è conclusa la procedura di regolarizzazione dei rapporti di lavoro avviata lo scorso 1 giugno per agricoltura, lavoro domestico e assistenza alla persona: 207.542 le domande ricevute dal portale del ministero dell’Interno, in prevalenza da colf e badanti (85%); il resto ha riguardato il lavoro subordinato. La Lombardia è la regione da cui sono state inviate il maggior numero di richieste per il settore del lavoro domestico e di assistenza alla persona (47.357) mentre al primo posto per il lavoro subordinato si trova la Campania (6.962). Si tratta di un numero di domande di regolarizzazione non distante da quelle previste nella relazione tecnica del decreto rilancio, che ipotizzava 220 mila: 176 mila presentate dal datore di lavoro per favorire l’emersione del lavoro nero e 44 mila quelle attivate da cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto.

Il doppio binario della sanatoria

La sanatoria, scattata il 1° giugno e conclusa il 15 agosto (con una deroga di un mese rispetto alla data iniziale) ha previsto un doppio binario: da un lato la possibilità per il datore di lavoro di sottoscrivere un nuovo rapporto di lavoro subordinato con un cittadino straniero o di dichiararne uno irregolarmente instaurato. In entrambi i casi i cittadini stranieri devono essere presenti sul territorio nazionale prima dell’8 marzo 2020. Dall’altro lato è prevista per gli stranieri con permesso di soggiorno scaduto dal 31 ottobre 2019 la possibilità di chiedere un permesso di soggiorno della durata di sei mesi convertibile in permesso di lavoro in caso di assunzione. Il primo procedimento si incardina presso lo sportello unico dell’immigrazione. Il secondo si svolge presso le Questure.

I costi

Capitoli costi: 500 euro a carico del datore di lavoro per ogni lavoratore regolarizzato, «a copertura degli oneri connessi alla procedura di emersione». E 130 euro a carico del lavoratore straniero con permesso scaduto. Solo nel caso di dichiarazione di sussistenza di un rapporto di lavoro irregolare al contributo forfettario di 500 euro da pagarsi prima della presentazione della domanda, deve aggiungersi il pagamento delle somme dovute dal datore di lavoro a titolo retributivo, contributivo e fiscale, il cui importo verrà fissato da un decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

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