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Migranti, 2.500 arrivi in una settimana: caos nei centri, fughe e rischio covid


emergenza sbarchi

Estate sempre più infuocata per i migranti. Gli sbarchi in Sicilia sono continui e il ministro Lamorgese oggi a Tunisi cerca di frenare i flussi.

di Marco Ludovico

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(ANSA)

Estate sempre più infuocata per i migranti. Gli sbarchi in Sicilia sono continui e il ministro Lamorgese oggi a Tunisi cerca di frenare i flussi.

3′ di lettura

Quali sono le prospettive degli sbarchi nelle prossime settimane?
Non ci sono per ora segnali di un rallentamento. Luglio e agosto sono sempre stati mesi più intensi ma quest’anno i numeri sono esplosi rispetto all’anno scorso. Dal 20 luglio fino a ieri sono arrivati 2.445 immigrati. Stamattina a Lampedusa si sono aggiunti altri 27 migranti. L’anno scorso nello stesso periodo – dal 20 al 27 luglio – erano stati 288.

Perchè ci sono le fughe in massa dai centri?
Le uscite senza rientri dai centri di accoglienza ci sono sempre state ma per la prima volta si sta assistendo a fughe in massa. Le strutture di accoglienza, del resto, hanno subito un forte ridimensionamento dopo il calo degli sbarchi ottenuto dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Ora, con il ritorno impetuoso dei flussi di stranieri, i centri non sono attrezzati per numero e dimensioni a una serie di arrivi così ripetuti. Oggi l’esodo è accaduto a Porto Empedocle ma i numeri spiegano tutto: capienza massima 100 persone, ce n’erano 520.

È possibile costringere i migranti a rimanere chiusi dentro i centri?
No, a meno che non si tratta di irregolari destinati ai Cpr, i centri permanenti per i rimpatri: lì glli stranieri non possono uscire e sono sottoposti a un regime di detenzione in attesa di essere rimpatriati. Nei centri di accoglienza, invece, sono previste soltanto forme di vigilanza e controllo ma senza procedure di costrizione. Il ministero dell’Interno in queste ore frenetiche sta cercando di governare le presenze e gli arrivi sia nei centri di prima accoglienza sia in quelli di lungo soggiorno. Ma è un sistema di vasi comunicanti non sempre funzionante.

Da dove arriva questa ondata di sbarchi?
Dalla Tunisia: secondo i dati ufficiali del Viminale, i tunisini fino a ieri giunti sulle coste italiane dall’inizio dell’anno sono 4.354. Al secondo posto i bengalesi (1.786), al terzo gli abitanti della Costa D’Avorio, 799. Il flusso dalla Tunisia, secondo alcuni osservatori, rischia di trasformarsi nella stessa ondata di alcuni anni fa legata alla cosiddetta primavera araba: decine e decine di migliaia di migranti in fuga dallo stato nordafricano. Non è un caso se oggi il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese è volata a Tunisi per incontrare il presidente Kais Saied e il premier incaricato Hichem Mechichi. Uno scenario critico: la crisi economica in Tunisia è gravissima, quella politica non si risolverà a breve.

Quali sono i rischi di diffusione e contagio COVID-19 con i migranti?
I casi di coronavirus sono stati diversi, a cominciare dagli arrivi provenienti dal Bangladesh. Tutti mandati in quarantena o rimpatriati se si poteva. Il rischio più alto in realtà al momento viene da stranieri di stati comunitari come la Romania. Il tema, tuttavia, è un sottoinsieme ad alto potenziale esplosivo politico dell’emergenza migranti più generale. Le fughe di positivi al COVID-19 – molti tuttavia sono stati rintracciati – scatenano le proteste dei partiti dell’opposizione, Lega in testa. Vale il discorso precedente sulla possibilità di costrizione del ministero dell’Interno: se non si tratta di clandestini, migranti positivi identificati dalle forze dell’ordine possono essere denunciati a piede libero per epidemia colposa, non di più. La questione è in mano ai prefetti: in centri piccoli è più facile tenere la situazione sotto controllo, Ma moltissimi Cas (centri di accoglienza straordinaria) sono stati chiusi. Ripristinarli e riaprirli non si fa in un giorno.

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