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Mascherine, pasticcio all’italiana: a prezzi popolari ma introvabili, certificate o anche “fai da te”



In pratica, il prezzo finale di vendita al consumo praticato dai rivenditori finali non potrà comunque superare l’importo fissato dal decreto. In particolare, il prezzo indicato nella bozza è di 1,50 euro per le mascherine chirurgiche, che arrivano fino a 9,50 euro per le FFP3 con valvola. La violazione sarebbe punita con sanzioni amministrative e nei casi più gravi con la sospensione dell’attività di vendita. I controlli spetterebbero alla Guardia di Finanza.

Milioni di mascherine senza certificato Ce
Al netto del “nodo Iva”, esaurite le poche scorte disponibili in qualche punto vendita, le mascherine a 50 centesimi sono divenute praticamente introvabili già nei giorni successivi al 4 maggio. O si trovavano in vendita solo in pacchetti di 5, 10 e 50 pezzi, con un costo variabile dai 3 ai 30 euro. Per quale ragione? Tutto un problema di ordini, merce e certificazioni, legate a uno stock presunto di 12 milioni di mascherine erroneamente ritenute già disponibili per la vendita ma in realtà in gran parte (9 milioni di pezzi) bloccate perché prive del marchio CE o perché non conformi a quanto previsto dall’Istituto superiore di sanità. Quindi non vendibili nell’immediato dalle farmacie.

Dopo un duro confronto, con rimpallo di responsabilità e chiarimenti sull’intoppo, giovedì 7 maggio il commissario Arcuri e le società di distribuzione hanno raggiunto una nuova intesa che prevede la consegna ai farmacisti di tutta Italia di 1,5 milioni di pezzi da sabato 9 maggio, e altri 3 milioni nella settimana dell’11 maggio. Decisivo, per superare l’impasse, la disponibilità di un fornitore, che metterà le mascherine a disposizione a 38 centesimi al pezzo. I distributori le “gireranno” con un guadagno di 2 centesimi alle farmacie, che loro volta le pagheranno 40 centesimi. Il ricavo per i farmacisti sarà di 10 centesimi, rispettando così il prezzo di vendita al pubblico di 50 cent più Iva. Dal 18 maggio dovrebbero invece essere in distribuzione 10 milioni di pezzi a settimana, in attesa che a fine mese la produzione di mascherine chirurgiche “autartiche” vada a regime, evitandoci l’importazione dall’estero, sempre più difficile con il passare dei giorni.

Contratti per 354 milioni di euro
Quando si parla di mascherine chirurgiche individuali per affrontare la “fase 2”, il sovrapporsi di normativa, responsabilità e burocrazia riguarda anche la Protezione Civile. Il Dipartimento, ha spiegato Angelo Borrelli in audizione alla Camera, ha siglato finora 52 contratti per la fornitura di 354 milioni di mascherine, annullandone poi 13 per un totale di 37 milioni di dispositivi. Dei 52 contratti – per un valore complessivo di oltre 354 milioni -, 22 sono stati trasferiti al Commissario per l’emergenza Arcuri, per i quali risultano “prestazioni ancora da esigere”.

Certificazioni Inail, poche validazioni
Passando ai controlli, al 4 maggio, secondo un monitoraggio Inail, i dispositivi di protezione individuale validati erano solo 96 su un totale di 2.458 pratiche processate (il 4%). Nella maggioranza dei casi le contestazioni riguardano prodotti che, sulla base della documentazione presentata, non risultano conformi ai requisiti di qualità e sicurezza per la protezione di lavoratori e operatori sanitari.

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