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Liguria, procedura Mit contro Autostrade: a rischio il 95% dei tunnel



ponte genova percorribile il 5 agosto

Tensione Aspi-Mit anche per i viadotti marchigiani e abruzzesi dell’A14. Il tutto s’intreccia con le indagini delle Procure di Genova e Avellino

di Maurizio Caprino

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Tensione Aspi-Mit anche per i viadotti marchigiani e abruzzesi dell’A14. Il tutto s’intreccia con le indagini delle Procure di Genova e Avellino

3′ di lettura

Arriva a sorpresa un banco di prova della tenuta dell’accordo Governo-Benetton sul ridimensionamento di questi ultimi in Autostrade per l’Italia (Aspi): il ministero delle Infrastrutture (Mit) ha aperto una procedura di contestazione alla società per «grave inadempimento» nelle ispezioni delle 285 gallerie della rete ligure. Sulle 220 ricontrollate sinora, il 95% ha problemi di sicurezza della struttura o che richiedono interventi urgenti. Tensione Aspi-Mit anche per i viadotti marchigiani e abruzzesi dell’A14. Il tutto s’intreccia con le indagini delle Procure di Genova e Avellino. Intanto il nuovo ponte di Genova (chiamato San Giorgio) non sarà aperto al traffico subito dopo l’inaugurazione del 3 agosto ma il 5 perché secondo il sindaco-commissario, Marco Bucci, occorreranno 36 ore per rimuovere gli allestimenti montati per la cerimonia.

La contestazione di inadempimento è partita il 22 luglio dalla direzione Vigilanza concessioni autostradali del Mit, dopo una segnalazione scritta il giorno prima dal suo ispettore Placido Migliorino. Il direttore generale, Felice Morisco, ha dato ad Aspi 30 giorni per adeguarsi o dare giustificazioni. Una procedura prevista dall’articolo 8 della convenzione Stato-Aspi e attivata normalmente decine di volte all’anno nei confronti di tutte le concessionarie autostradali. Ma stavolta i fatti contestati sono gravi e sono all’origine del caos degli ultimi mesi in Liguria.

Una situazione cui si è arrivati nel corso dei decenni e sulla quale ora si è alla ricerca di responsabilità, anche perché da mesi è aperto un fascicolo in Procura a Genova: pesano, da un lato, carenze e la possibile volontà di occultamento nelle ispezioni eseguite a cura dei gestori e, dall’altro, difetti di costruzione che, secondo fonti Aspi, sono alla base di circa il 90% dei problemi ora riscontrati.

L’ago della bilancia si sposta secondo l’interpretazione che si dà agli obblighi di ispezione trimestrale delle gallerie, sancito da una circolare del 1967 che richiede di «accertare lo stato di consistenza e di conservazione delle strutture, nonché eventuali dissesti che dovessero apparire alle parti visibili dei manufatti». Migliorino ha contestato il mancato smontaggio delle onduline di rivestimento, ampiamente utilizzate (400mila metri quadri solo in Liguria) per convogliare le infiltrazioni d’acqua nelle gallerie impermeabilizzate (pressoché tutte, in Liguria). Prassi per decenni non richiesta esplicitamente e sulla quale ora tutte le parti in causa corrono a difendersi.

Così il Mit fa partire la contestazione, cui fonti Aspi rispondono che non sarebbero comprensibili, se ci si limita a profili meramente tecnici, le ragioni per cui venga contestato improvvisamente un grave inadempimento, perché per sette mesi le ispezioni sono andate avanti sotto la supervisione dell’ispettore. Da Aspi aggiungono che i ritardi contestati da Migliorino su quattro gallerie sono fisiologici e di pochi giorni, tanto che in tre tunnel i lavori sono ormai finiti (nel quarto dovrebbero finire il 27).

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