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Lavoro nero: 3,7 milioni senza tutela


EMERGENZA CORONAVIRUS

L’occupazione irregolare vale 79 miliardi e il 4,5% del Pil. Ora in arrivo sussidi anti crisi. Rischio abusi: l’Inl scova con attività non dichiarate 599 titolari di reddito di cittadinanza

di Valentina Melis

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(Ansa)

3′ di lettura

È una platea di almeno 3,7 milioni di persone quella dei lavoratori irregolari. Ovvero di coloro che lavorano senza essere messi in regola dal punto di vista contrattuale, fiscale, o contributivo. È una platea definita dagli economisti «non osservabile» perchè non se ne trova traccia presso le imprese, le istituzioni e le fonti della Pubblica amministrazione. L’impiego di lavoro irregolare vale secondo l’Istat 79 miliardi (dei 192 miliardi complessivi di valore dell’economia sommersa), con una incidenza sul prodotto interno lordo del 4,5 per cento.

In realtà l’Istat non censisce i lavoratori (cioè le teste) degli irregolari, ma parla tecnicamente di unità di lavoro a tempo pieno (Ula), che potrebbero valere più di un lavoratore ciascuna. Se ci sono due persone che lavorano in nero mezza giornata per una, ad esempio, valgono una unità di lavoro a tempo pieno, ma sono due individui coinvolti dal lavoro irregolare.

Peraltro, il tasso di incidenza del lavoro irregolare su quello regolare – sempre secondo l’Istat – supera in media il 15%, con punte del 60% nel lavoro domestico o del 17% nel commercio.

È anche a questa platea di lavoratori, dunque, o a una parte di essa, che potrebbe essere esteso il reddito di emergenza annunciato dal ministro del Lavoro Nunzia Catalfo, con uno stanziamento di tre miliardi di euro, per far fronte alla perdita del lavoro in seguito all’epidemia da coronavirus.

L’attivita ispettiva 2019
Una fotografia aggiornata dell’irregolarità arriva dall’ultimo Rapporto annuale dell’attività di vigilanza dell’Ispettorato nazionale del lavoro relativo al 2019, che Il Sole 24 Ore del Lunedì è in grado di anticipare.

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