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L’Autorità garante per l’infanzia: scuole aperte a settembre



Non solo, penso ai figli dei genitori separati, ai ragazzi che si trovano nel circuito penale, ai figli dei detenuti, a quelli che vivono in famiglie problematiche o che sono stati segnati direttamente dall’epidemia per essersi infettati o aver avuto familiari malati di Covid-19. Oltre alle situazioni vulnerabili. C’è poi da affrontare la Fase 2, per la quale occorre pensare a un graduale ritorno alla normalità, anche per i più piccoli: dalla riapertura dei parchi a quella delle scuole, dalla ripresa dei contatti sociali a quella delle attività lavorative dei genitori.

Alcune leve su cui occorrerà operare, alla ripresa delle attività, possono essere ad esempio quelle di un potenziamento dei congedi parentali, di un sistema di turni lavorativi che agevoli i genitori con figli minorenni, del ricorso allo smartworking ove possibile e di una continuità e di un potenziamento dei servizi sociali. C’è insomma la necessità che le istituzioni intervengano con misure concrete a supporto delle famiglie, in particolare quelle più fragili.

Macron parla di riapertura delle scuole come di una «priorità», i premier di Paesi come Norvegia e Danimarca organizzano conferenze stampa per i bambini. Perché in Italia non accade?

L’Italia ha una sua storia e una sua cultura, ha condizioni economiche, territoriali e sociali differenti. Ma non necessariamente peggiori. Per esempio, il nostro Paese rappresenta un modello a livello internazionale per la giustizia minorile, orientata come è al recupero e al reinserimento dei ragazzi che inciampano nella giustizia. E siamo stati antesignani nell’introdurre, ancor prima che fossero previsti dalla Convenzione di New York, strumenti per l’ascolto dei minorenni nei procedimenti che li riguardano.

Abbiamo, insomma, una storia che ci dice che siamo sulla buona strada. Eppure, nel febbraio scorso, il Comitato Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha indirizzato allo Stato italiano una serie di raccomandazioni, tra cui quella di accentuare i processi di partecipazione delle persone di minore età. È quindi il momento ora di completare il percorso: mettiamo al centro bambini e ragazzi e facciamo in modo che le politiche che li riguardano vengano costruite anche tenendo conto del loro punto di vista. Le risorse e le competenze per farlo ci sono, serve la volontà delle istituzioni.

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