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La notte delle Ferrari e la chiusura del premier Conte al calcio: facciamocene una ragione


il graffio del lunedì

Nel Gran Premio di Monza più funambolico degli ultimi anni le due rosse deludono, al limite del pericolo. Come il presidente del consiglio che dice no agli spettatori negli stadi. Ma allora perché a Misano hanno aperto gli spalti?

di Dario Ceccarelli

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(ANSA)

Nel Gran Premio di Monza più funambolico degli ultimi anni le due rosse deludono, al limite del pericolo. Come il presidente del consiglio che dice no agli spettatori negli stadi. Ma allora perché a Misano hanno aperto gli spalti?

3′ di lettura

Non c’è niente da fare. Così come il premier Conte ce l’ha su con il campionato di calcio, così le Ferrari fanno una cosa e ne sbagliano due: dobbiamo farcene una ragione. Neppure il Gran Premio di Monza più funambolico della sua storia, con le Mercedes e le Red Bull fuori dal podio (non succedeva dal 2012) e con la vittoria di un simpatico pilota francese (Pierre Gasly) sconosciuto anche ai suoi parenti, che se l’avessimo pronosticato alla vigilia tutti ci avrebbero riso in faccia, riesce a far risalire le Ferrari dall’abisso in cui sono sprofondate.

Anzi, nella corsa più pazza del mondo, le due rosse riescono comunque a farsi notare facendo cose che noi umani in Formula 1 non siamo più abituati a vedere: la macchina di Vettel coi freni in fiamme esce al sesto giro; quella di Leclerc, per risalire dalle retrovie, al 27esimo va a sbattere a 220 all’ora contro le barriere nella Parabolica. Grazie al santo dei piloti, il monegasco ne esce illeso, ma la conseguente bandiera rossa per il suo incidente innesca uno sparigliamento che, alla fine, in un susseguirsi di gag surreali porta al successo Gasly davanti a Sainz e Stroll che completano un podio davvero improbabile.

Infrazione per Lewis Hamilton

Chi dice che la Formula Uno sia uno sport noioso, da pennichella digestiva sul divano, deve fare autocritica. Soprattutto quando Lewis Hamilton, lanciato verso il solito trionfo, si trova retrocesso con una penalità di 10 secondi per una infrazione su cui si potrebbe discutere parecchio. Ma cosa si può voler di più? Hamilton costretto a rincorrere che finisce settimo; Bottas che arriva quinto per scarsa velocità e potenza (ormai il ruolo di Calimero pulcino nero è suo di diritto) e Verstappen che si ritira per noie al motore. Una goduria, diciamolo. Ma siamo su scherzi a parte?

In un Gran premio senza pubblico, e con un podio da scapoli e ammogliati, lo spaesamento è totale. L’unica certezza, ferma come un macigno, è il nuovo fiasco della Ferrari. Qui si torna alla solita realtà. Dopo le qualifiche disastrose, ecco il doppio ritiro: un naufragio che non capitava dal 1995 (Alesi-Berger) e che rimanda a un altro periodo non proprio brillante. Peggio che a Spa, insomma.

Quello che colpisce, nella notte fonda della Ferrari, che tutta questa Via Crucis venga data per scontata e inevitabile. Un destino cinico e baro cui non ci si può sottrarre neppure quando la Festa della Mercedes, per un bizzarro incidente, viene interrotta. D’accordo, lo sappiamo: il disastro viene da lontano, i nuovi regolamenti bloccano rapidi capovolgimenti, però qualcosa nella vita, quando le cose precipitano, bisogna pur fare. Siamo ai fondamentali della sopravvivenza. Il grande Enzo Ferrari, prima o poi, scende giù dal cielo e prende tutti a calci nel sedere. Se una squadra da scudetto (poniamo il Milan, ma va bene anche l’Inter…) finisce in zona retrocessione non si può dire che bisogna serenamente accettare la realtà. E andare in B. Che la crisi viene da lontano e quindi va bene così.

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