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La curva dei contagi cresce ma i morti diminuiscono. Ecco perché

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parla l’infettivologo bassettiBassetti (direttore clinica malattie infettive al San Martino di Genova): «Siamo più bravi a gestire i casi e la percentuale di positività che troviamo nei tamponi arriva oggi al massimo al 2,5%, ben lontana dal 30% di fine marzo»di Barbara GobbiCoronavirus, salgono ancora i contagi: 1.462 nuovi casi, 9 mortiBassetti (direttore clinica malattie infettive al San Martino di Genova): «Siamo più bravi a gestire i casi e la percentuale di positività che troviamo nei tamponi arriva oggi al massimo al 2,5%, ben lontana dal 30% di fine marzo»4′ di letturaDa un lato la curva dei contagi che ha ripreso a salire da ormai 4 settimane, dall’altro i dati degli ospedali che fotografano una situazione del tutto sotto controllo. Con i ricoveri più difficili – cartina di tornasole nei mesi clou dell’epidemia quando l’Italia intera attendeva con il fiato sospeso il bollettino delle 18 della Protezione civile – finalmente tornati alla normalità in tutto il Paese.Il coronavirus è cambiato? «È un fatto che si muore di meno: le terapie intensive oggi da Nord a Sud totalizzano una 70ina di ricoveri, quanti ne faceva il reparto Covid del mio ospedale quando l’epidemia era al massimo. Numeri che come clinici non prendiamo neanche in considerazione dal punto di vista della gestione sanitaria».«Il virus ha le armi spuntate rispetto a sei mesi fa»A parlare è Matteo Bassetti, direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova. Che spiega perché, malgrado sia assolutamente necessario mantenere alta l’attenzione per proteggere le persone più fragili, il virus Sars-CoV-2 ha le armi spuntate rispetto a sei mesi fa.«Perché si muore di meno? Intanto – avvisa Bassetti – grazie all’esperienza sul campo che proprio qui in Italia abbiamo fatto, siamo più bravi a gestire i casi: anche quando in corsia ne arriva uno più impegnativo il sistema è ormai rodato e applica precisi protocolli di trattamento: sappiamo come, quando e in che dosi dare l’ossigeno o il cortisone.E grazie agli ospedali periferici che tendono a centralizzare, l’assistenza è ottimizzata».Ma è anche il virus, secondo l’esperto, a essere meno “cattivo”, e non solo grazie all’età dei contagiati scesa sotto i 30 anni secondo l’ultimo report dell’Istituto superiore di sanità. «I giovani – avvisa ancora Bassetti -: li scoviamo grazie a un’attività di ‘tracing’ senza precedenti che sfiora i 100mila tamponi al giorno e sono in genere asintomatici o poco sintomatici. Se non li testassimo, non saprebbero nemmeno di avere il virus. In ogni caso anche la percentuale di positività arriva oggi al massimo al 2,5%, ben lontana dal 30% di fine marzo, quando su tre tamponi uno era positivo. E con sintomi spesso e volentieri ben diversi: oggi il 90% dei casi non mostra segni di malattia».

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