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Italia in testa per numero di tamponi: ecco i casi in cui è necessario farli



emergenza coronavirus

Ne sono stati effettuati finora oltre un milione. I criteri di priorità per l’esecuzione sono contenuti nella circolare del 3 aprile del ministero della Salute

Zaia: “Bene Oms, continuiamo con ‘tamponi, tamponi, tamponi'”

2′ di lettura

Con oltre 1,1 milioni di tamponi effettuati, l’Italia registra tra i Paesi del G20 la percentuale più alta in rapporto alla popolazione, secondo quanto riferito dal ministro della Salute Roberto Speranza. «Più della Germania, il doppio della Spagna e il triplo della Francia». I criteri di priorità per l’esecuzione dei tamponi sono contenuti nella circolare del 3 aprile del ministero della Salute, a partire da pazienti ospedalizzati, operatori sanitari esposti a maggior rischio, soggetti fragili e soggetti con infezione respiratoria ricoverati nelle Rsa (residenze sanitarie asssistenziali).

Dagli operatori sanitari ai pazienti con infezione respiratoria acuta
Il tampone, va riservato «prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici e ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici, focalizzando l’identificazione dei contatti a rischio nelle 48 ore precedenti all’inizio della sintomatologia del caso positivo o clinicamente sospetto». Ma il test va fatto anche a molte altre categorie: «pazienti ospedalizzati con infezione acuta respiratoria grave», i casi di infezione respiratoria acuta ospedalizzati o ricoverati nelle residenze sanitarie assistenziali e nelle altre strutture di lunga degenza», operatori sanitari esposti, operatori di servizi pubblici essenziali anche con sintomi lievi, lavoratori di Rsa asintomatici, persone fragili a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro, e «individui sintomatici all’interno di comunità chiuse, per identificare rapidamente focolai e garantire misure di contenimento». Infine, nelle aree dove la diffusione del virus non è ancora limitata, e se ci sono risorse, il test è «consigliato anche per tutti i pazienti con una infezione respiratoria». 

No al tampone senza prescrizione medica o ospedaliera
Per ottimizzare le risorse si raccomanda, inoltre, di effettuare un unico tampone naso faringeo e orofaringeo per ogni paziente. Inoltre i pazienti che sono stati già confermati positivi non devono essere sottoposti ad
ulteriori test diagnostici per COVID-19 fino al momento della guarigione clinica «che deve essere supportata da assenza di sintomi e tampone naso-faringeo ripetuto due volte a distanza di almeno 24 ore e risultati negativi per la presenza di SARSCoV-2 prima della dimissione». Il tampone non va
effettuare test in assenza di prescrizione medica od ospedaliera.

Lombardia al primo posto per test diagnostici
Tornando ai dati sui tamponi effettuati, la regione che ne effettuati di più al 15 aprile è la Lombardia (che è anche quella che ha più contagi) con circa 222mila test diagnostici realizzati, affiancata dal Veneto con oltre 216mila. Distante al terzo posto l’Emilia Romagna con oltre 106mila. In fondo la Valle d’Aosta (circa 3.900) e il Molise (quasi 2.900).

Per approfondire:

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