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Iss: età dei contagi scesa a 30 anni. Importato il 28% dei nuovi casi


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Il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del ministero della Salute per la settimana dal 10 al 16 agosto: 1.077 focolai attivi

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Fila per i tamponi all’ospedale Padre Pio di Bracciano, vicino a Roma (Ansa)

Il monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del ministero della Salute per la settimana dal 10 al 16 agosto: 1.077 focolai attivi

3′ di lettura

È scesa intorno a 30 anni l’età più frequente nella quale avvengono i contagi da nuovo coronavirus. È quando emerge dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto Superiore di Sanità (Iss) e del ministero della Salute. “In Italia, come in Europa e globalmente, si è verificata una transizione epidemiologica dell’epidemia da Sars-CoV-2 – si legge nel documento – con un forte abbassamento dell’età mediana della popolazione che contrae l’infezione. L’età mediana dei casi diagnosticati nell’ultima settimana è di 30 anni”.

Terza settimana di crescita dei contagi

“Nuovo aumento dei casi, fondamentale mantenere misure di precauzione”, si legge sempre nel Monitoraggio settimanale del Ministero della Salute e dell’Istituto superiore di Sanità in relazione all’andamento dei contagi da Sars-Cov2. Il periodo preso in considerazione va dal 10 al 16 agosto 2020. “Viene confermato un aumento nei nuovi casi segnalati in Italia per la terza settimana consecutiva – si legge nel report -con una incidenza cumulativa (dati flusso ISS) negli ultimi 14 giorni (periodo 03/8-16/8) di 9,65 per 100.000 abitanti, in aumento dal periodo 6/7-19/7 e simile ai livelli osservati all’inizio di giugno”. “La maggior parte dei casi è stata contratta sul territorio nazionale, mentre risulta importato da stato estero il 28,3% dei nuovi casi diagnosticati nella settimana di monitoraggio”.

“In tutte le Regioni e Province autonome anche in questa settimana di monitoraggio, sono stati diagnosticati nuovi casi di infezione da Sars-CoV-2”. Per quanto riguarda i metodi di rilevazione dei contagi: “Il 28,6% dei nuovi casi diagnosticati in Italia è stato identificato tramite attività di screening, mentre il 34% nell’ambito di attività di contact tracing. Quindi, il 63% dei nuovi casi sono stati diagnosticati con attività di screening e indagine dei casi con identificazione e monitoraggio dei contatti stretti”.

“Nove tra Regioni e Province autonome hanno riportato un aumento nel numero di casi diagnosticati rispetto alla settimana precedente che non può essere attribuito unicamente ad un aumento di casi importati. Sebbene il numero di nuovi casi in molte Regioni rimane contenuto, in altre realtà regionali continua ad essere segnalato un numero elevato di nuovi casi – spiega il documento – e questo deve invitare alla cautela in quanto denota che in alcune parti del Paese la circolazione di SARS-CoV-2 è ancora rilevante”. E inoltre: “Sebbene sia segnalato, in alcune Regioni, un aumento nel numero di ospedalizzazioni, non sono stati identificati segnali di sovraccarico dei servizi sanitari”.

Casi meno gravi e asintomatici

I casi di infezione da coronavirus diagnosticati recentemente sono legati soprattutto ad attività ricreative, risultano essere meno gravi e in maggioranza asintomatici: “Si riscontra – si legge nel documento – un cambiamento nelle dinamiche di trasmissione (con emergenza di casi e focolai associati ad attività ricreative sia sul territorio nazionale che all’estero) ed una minore gravità clinica dei casi diagnosticati che, nella maggior parte dei casi, sono asintomatici”.

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