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In quarantena o positivi: 500 turisti prigionieri in Sardegna


emergenza coronavirus

Sono i sindaci sardi che si sono messi alla ricerca di strutture disponibili, dagli alberghi alle seconde case, per ospitare chi non può lasciare l’isola. «A farsi carico delle spese per la permanenza nella struttura obbligata per i positivi o i contatti sospetti dovrebbe essere il sistema sanitario nazionale o quello regionale di provenienza – spiega l’assessore regionale della Sanità sarda Mario Nieddu – ma non ci sono indicazioni chiare, sicché, al momento, a dare sostegno a chi è in quarantena sono i comuni »

di Davide Madeddu

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Sono i sindaci sardi che si sono messi alla ricerca di strutture disponibili, dagli alberghi alle seconde case, per ospitare chi non può lasciare l’isola. «A farsi carico delle spese per la permanenza nella struttura obbligata per i positivi o i contatti sospetti dovrebbe essere il sistema sanitario nazionale o quello regionale di provenienza – spiega l’assessore regionale della Sanità sarda Mario Nieddu – ma non ci sono indicazioni chiare, sicché, al momento, a dare sostegno a chi è in quarantena sono i comuni »

2′ di lettura

Per i turisti positivi o quelli in isolamento scoppia ora la grana del ritorno a casa dalla Sardegna. Perché l’altra faccia dell’emergenza Covid si presenta quando chi è in vacanza scopre di essere positivo o ha la certezza di essere entrato in contatto con un positivo. Per entrambi scatta la procedura di sicurezza. Il positivo deve rimanere in isolamento per 14 giorni e, come chiarisce l’assessore regionale della Sanità sarda Mario Nieddu, «può essere considerato non contagioso solamente dopo il secondo tampone negativo». Nel frattempo però deve stare in isolamento che, argomenta Nieddu «può andare anche oltre i 14 giorni».

Spese a carico dei Comuni per chi è in quarantena

E qui si pone un altro quesito. Ossia, chi paga? «Al momento, a dare sostegno a chi è in quarantena sono i comuni – argomenta Nieddu -, perché a farsi carico delle spese per la permanenza nella struttura obbligata per i positivi o i contatti sospetti dovrebbe essere il sistema sanitario nazionale o quello regionale di provenienza, ma non ci sono indicazioni chiare». Risultato? «I sindaci si rimboccano le maniche e si mettono a disposizione trovando strutture disponibili, anche attraverso seconde case, per ospitare chi non può lasciare l’isola».

500 persone bloccate in attesa di tamponi negativi
Nel frattempo però la preoccupazione sale, soprattutto tra chi non può lasciare la Sardegna. Attualmente, secondo quanto emerge dal bollettino diramato dall’Unità di crisi regionale, nell’intero territorio regionale si contano 492 persone in isolamento fiduciario e 343 positive. «Il sessanta per cento circa – chiarisce Nieddu – è formato dai turisti». Che tradotto significa circa 500 persone bloccate in attesa di tamponi negativi. Proprio qui si pone il problema che ha visto sia la regione sia i medici chiedere l’intervento del Governo con cui è già stata avviata una interlocuzione con proposta, osservazioni e controproposta. Una sorta di pacchetto completo in cui la Regione chiede che i costi dei tamponi, personale e reagenti, effettuati in Sardegna siano a carico del sistema sanitario nazionale. Controlli incrociati in tutti i porti e gli aeroporti e non solo in quello di Civitavecchia – e la possibilità di far rientrare i positivi nelle loro regioni e quindi abitazioni attraverso uno o più traghetti dedicati.

Turisti provenienti soprattutto da Lazio, Lombardia e Veneto

«Il Governo ha fatto delle osservazioni alle nostre proposte – dice Nieddu -, abbiamo presentato le nostre controdeduzioni e ora attendiamo una soluzione alla questione». A sollecitare una soluzione rapida perché «non è accettabile un periodo di isolamento in una stanza di albergo per quanto confortevole possa essere» è anche Michele Acciaro, responsabile dell’Unità di Emergenza Covid del nord Sardegna. «È necessario che si trovi una soluzione al più presto – argomenta – e in questo caso le istituzioni preposte devo dare risposte immediate adottando anche un certo senso pratico». Acciaro, che segue tutte le vicende legate all’emergenza nell’area più colpita dalla Regione aggiunge che «nel sessanta per cento dei casi si tratta di turisti, provenienti dal Lazio e Roma, Lombardia, Veneto e dall’estero e anche il personale risultato positivo in molti casi arriva da fuori».

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