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Gp di Monza: Hamilton sbaglia, vince il francese Gasly sulla monoposto di Faenza



Due gare in una: dal “solito” all’inedito grazie ai ritiri

Se l’inizio è stato mediamente monotono, bisogna dire che sono stati ritiri e incidenti a caratterizzare e condizionare l’esito finale di questo gran premio. Dopo un via regolarissimo per la Mercedes stellare di Hamilton, Sainz si è infilato subito al secondo posto, con Norris immediatamente pronto a insidiare Bottas. Pessima partenza anche di Verstappen, scivolato dal quinto al nono posto. Una settimana da dimenticare, visto che non aveva mai davvero trovato il giusto assetto. Niente chance di superare Bottas in campionato, anzi, alla fine si è ritirato mentre il finlandese comunque ha portato a casa un quinto posto.

Per “fortuna” dopo il ventesimo giro c’è stato qualcosa che ha mosso decisamente le acque. Un abbandono di Kevin Magnussen con perdita d’olio in pista ha costretto l’ingresso della safety car. E da lì un po’ di confusione per via dell’investigazione di Hamilton e Giovinazzi, sospettati di essere entrati ai box al momento sbagliato, quando erano già chiusi. Saranno ritenuti colpevoli entrambi, con addebito di di un pit stop da 10 secondi da scontare in gara. Hamilton tuttavia riuscirà a recuperare fino al settimo, Giovinazzi purtroppo concluderà ultimo.

Poi un altro grosso evento, il terzo della giornata. Al sesto giro aveva iniziato a spegnere il motore Vettel, non per colpa sua: un “dritto” in fondo al rettilineo per un cedimento dei freni. L’ultimo ritiro della Ferrari a Monza risaliva al 2014 con Alonso, a causa della Power Unit. Una manciata di minuti dopo l’uscita della safety car si è di nuovo congelata la gara al giro 27 perché Leclerc, nel pieno della parabolica, ha fatto un brutto “dritto”, distruggendo l’auto. Gli è chiaramente partito il posteriore sinistro, ha cercato di reagire facendo un po’ di “pendolo” ma la macchina ha risposto in modo troppo netto, prendendo un brutto angolo verso l’esterno. In questo caso non è stato un guasto, ma un rischio di troppo preso dal monegasco. Si era visto temporaneamente quarto e sperava di fare un miracolo. Invece è uscito malamente a 220 all’ora, per fortuna rialzandosi dall’abitacolo con le sue gambe. Forse gomme ancora fredde o un azzardo per coprire le carenze della sua monoposto. Sta di fatto che anche questa settimana le statistiche sono impietose: bisogna tornare al 1995 per trovare un Gran Premio d’Italia senza entrambe le Ferrari all’arrivo, ma all’epoca Berger e Alesi partivano terzi e quinti in griglia. Il ripristino della pista dopo questa uscita è stato molto lungo. Ha richiesto la bandiera rossa. I piloti sono rientrati ai box stando fermi diversi minuti. Hamilton si è dovuto precipitare in direzione gara con un monopattino, ma non gli è servito. La decisione è arrivata comunque inesorabile e gli ha condizionato tutta la corsa. Con la macchina, le capacità e la fortuna che ha, nessuno immaginava che gli potesse andare così male. Invece dopo l’ultima ripartenza da fermi abbiamo visto un’altra gara, con altre forze in gioco. Dominio della Alpha Tauri di Pierre Gasly, mai più superato per oltre 20 giri. Un momento storico per la Formula 1.

Faenza pareggia i conti con le altre sfortune italiane

La Ferrari è ai minimi storici ma solo fra una settimana correrà finalmente di nuovo davanti a un pubblico vero, italiano. Fra l’altro il suo pubblico della sua pista del Mugello, che attirerà tanti “owner” dei Ferrari Club e tanti “tifosi” che non si sono potuti vedere a Monza. Un’occasione unica, la prima per questo strano 2020 che vedrà poi anche una terza prova nello stivale, con il ritorno di Imola. Anche se non è più vista tanto “italiana” come ai tempi di Minardi, per via del brand e dell’assenza di piloti tricolori da tempo, la vittoria dell’Alpha Tauri è davvero una bella notizia. Peccato ancora per l’Alfa Romeo che oggi a tratti si sarebbe immaginata a punti, visto che Raikkonen aveva mostrato un certo smalto nelle ultime gare e i due punti conquistati solo da Giovinazzi stavano un po’ stretti all’orgoglio del quarantenne. Peccato però che neanche per il pugliese non ci sia stata la riscossa: la chiamata al pit stop di Antonio non è stata d’altra parte fortunata nei tempi e nei modi. Con il senno di poi, aspettando, forse avrebbe finito sicuramente meglio che ultimo.

Amarcord Williams e Regazzoni

In questo week-end si saluta per sempre la gestione dell’omonimo team da parte della forse irripetibile famiglia Williams. L’ultima componente della dinastia al timone era la quarantaquattrenne Claire, figlia di Frank, che da domani lascerà alla guida un fondo d’investimenti americani molto ricco, la Dorilton Capital, con l’auspicio che possa riportare la scuderia ai fasti del passato. Un vento di novità era ormai necessario: sono 114 le vittorie nel palmares, ma l’ultima firmata da Pastor Maldonado risaliva ormai al lontano 2012. La prima fu invece di Clay Regazzoni, l’indimenticato pilota elvetico che aveva riempito di gioia Frank Williams e Patrick Head nel 1979. Il luganese Clay va ricordato con affetto particolare dai tifosi in rosso, perché ieri era il suo compleanno e questo fine settimana si celebravano anche i 50 anni da quella prima vittoria, nella sua carriera in Formula 1, ottenuta proprio a Monza e solo alla quinta gara nella massima serie. Dietro di lui, Jackie Stewart. Il giorno prima scompariva in pista Jochen Rindt, unico vincitore postumo nella storia di questo sport. Regazzoni riuscì comunque a concludere al terzo posto la stagione del suo debutto nonostante solo otto gare disputate, dietro a Rindt e Ickx.

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