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Genova, a due anni dal crollo del ponte Morandi chiuse 134 imprese



L’inaugurazione del nuovo ponte

Lunedì 3 agosto, durante la cerimonia di inaugurazione del viadotto Genova San Giorgio, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, e del premier, Giuseppe Conte, nonché di diversi ministri, vicino al nuovo ponte restano molte saracinesche chiuse. Ricordo di aziende e attività danneggiate irrimediabilmente dal crollo e di altre che, già colpite dagli effetti del Morandi, hanno subito poi il colpo finale dal periodo di lockdown per il Covid.

I numeri

Ma veniamo ai numeri, elaborati dalla Camera di commercio di Genova su dati Infocamere. «Dall’1 ottobre 2018 al 30 giugno 2020 – spiega Maurizio Caviglia, segretario generale della Cciaa – il saldo tra nuove iscrizioni e cessazioni di aziende a Genova segna il saldo negativo di -232. Nell’omologo arco di tempo (1 ottobre – 30 giugno, ndr) tra 2016 e 2018, invece, il saldo risultava positivo: +37 imprese». Considerando poi il periodo del lockdown, e il mese di giugno in cui le imprese sono ripartite, si vede che, prosegue Caviglia, «dal 12 marzo al 29 giugno 2020, il saldo delle imprese genovesi è positivo per 66 unità. Nello stesso periodo del 2019 il saldo segnava +164 aziende. Vuol dire che, nell’arco di poco più di 100 giorni ci ritroviamo, rispetto all’anno scorso, con 98 imprese in meno. È morta quasi un’impresa al giorno. Alla fine quindi, possiamo dire che, sottraendo le aziende scomparse nel periodo di lockdwon e immediatamente post lockdown, sono 134 le imprese scomparse mentre il Morandi era a terra».

Anche se non tutte avessero chiuso i battenti per diretta conseguenza del crollo, si tratta di un numero pesante per una città come Genova, che certo non brilla quanto a numero di nuove imprese ma che, fino al momento della caduta del ponte, aveva conteggiato numeri positivi.

L’autotrasporto

Fin qui le piccole imprese e i commercianti. Per quanto riguarda specificamente l’autotrasporto, Giuseppe Tagnochetti, responsabile ligure di Trasportounito, sottolinea che «sono circa 5 milioni, effettuate da 16mila veicoli, le missioni di viaggio svolte dagli autotrasportatori nel periodo dal 14 agosto 2018 al 31 dicembre 2020, direttamente penalizzate dal crollo del Morandi; quelle missioni , cioè, che hanno origine o destinazione nell’area portuale o urbana di Genova o sono interessate da allungamenti autostradali obbligati».

L’extracosto realmente sostenuto dalle imprese di trasporto, prosegue Tagnochetti, «è stato valutato in 600 milioni di euro per il periodo interessato, calcolati in base a parametri che tengono conto dei maggiori costi, della riduzione di marginalità, dell’inefficienze del sistema trasportistico, della perdita di competitività e degli allungamenti chilometrici». Questo a fronte di un ristoro riconosciuto, con il decreto Genova, pari a 180 milioni di euro in tre anni. «Sicuramente – chiarisce Tagnochetti – gli interventi infrastrutturali realizzati in Genova (strada della Superba, varco portuale di Ponente e collegamento diretto della strada Guido Rossa con il casello di Aeroporto, ndr) hanno attenuato i danni; che tuttavia sono risultati ingenti»: sottraendo il ristoro di 180 milioni, ammontano a 420 milioni.

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