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Fondazione Gimbe: «Covid-19, diteci la verità sui guariti»



LA RICHIESTA

Ogni giorno vengono fotografati nel bollettino i dati aggregati in tre macro-categorie la cui somma viene inviata all’Oms. Con un vulnus nella comunicazione pubblica

di Barbara Gobbi

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2′ di lettura

Eliminare dal conteggio dei dimessi/guariti per nuovo coronavirus i casi con status di guarigione non noto. E distinguere le guarigioni cliniche da quelle virologiche. È la doppia richiesta della Fondazione Gimbe a ministero della Salute e Protezione civile, che ogni giorno fotografano nel bollettino i dati aggregati in tre macro-categorie – «attualmente positivi», «dimessi/guariti» e «deceduti» – la cui somma viene inviata quotidianamente dall’Italia all’Oms. Con un vulnus nella comunicazione pubblica, rilevano però da Gimbe: il think thank di politica sanitaria ha infatti analizzato in collaborazione con Youtrend i dati delle otto Regioni che cumulano più casi – Lombardia tristemente in testa – e che “pesano” nella categoria eterogenea dei dimessi/guariti, che viene fatta coincidere con le guarigioni “tout court”. Una confusione che avrebbe riflessi importanti sulle scelte di contenimento e sulla percezione dell’epidemia.

Il caso Lombardia
«Emblematico – spiega il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – il caso Lombardia: a ieri 11.415 pazienti dimessi da setting ospedalieri della Regione, di cui non si conosce lo status clinico, sono confluiti nel dato nazionale “dimessi/guariti” dove costituiscono il 68%. Questa percentuale contribuisce a una sovrastima del tasso di guarigione. Tra i dimessi/guariti riportati nel report regionale ci sono anche i pazienti che hanno fatto solo un passaggio in Pronto soccorso e che sono stati mandati a casa in isolamento domiciliare, senza verificarne l’eventuale positività al virus. Queste differenze nella casistica nazionale non sono riportate e nel report finale della Protezione civile e del ministero della Salute si parla complessivamente di ‘guariti’”.

Scorporare i guariti dai dimessi
La richiesta principale avanzata da Gimbe è quindi scorporare dai guariti il dato dei dimessi, che non necessariamente sono guariti e che sono rilevanti perché potenzialmente ancora infetti. «Se la nostra richiesta verrà accolta – afferma Cartabellotta – i guariti domani non saranno certo più i 16mila certificati nell’ultimo dato ufficiale dalla Protezione civile e dal ministero della Salute, ma sensibilmente di meno. Anche a livello di comunicazione pubblica, questo è un elemento cruciale. Dire alla popolazione che oggi abbiamo un 15% dei guariti non corrisponde a verità. E il risvolto sulla sanità pubblica è una sovrastima dei casi chiusi, cioè non più contagiosi, con la mancata adozione di misure appropriate di isolamento domiciliare».

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Guarigione clinica e virologica
Di fatto in molte Regioni le persone vengono dimesse senza che venga loro fatto un doppio test per la verifica della guarigione. Guarigione che secondo le indicazioni fornite dall’Istituto superiore di sanità può avere due accezioni: clinica – scompaiono i sintomi – e virologica, che si ha dopo aver fatto due tamponi risultati negativi a distanza di 24 ore. La Fondazione Gimbe chiede di riportare sempre anche questa distinzione, su cui poche Regioni sono oggi tarate, come il Piemonte, l’Emilia Romagna e la Toscana. Quattro in definitiva le richieste alle istituzioni per migliorare raccolta e analisi epidemiologica: sostituire l’etichetta «Dimessi/Guariti» con «Guariti»; escludere dal computo «Dimessi/Guariti» i soggetti con status di guarigione non noto; distinguere i guariti per «guarigione clinica» e «guarigione virologica».

Per approfondire:

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