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Festini con coca e minorenni, gli incontri ripresi col telefonino

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“Un giorno mi chiamò un amico di famiglia che è anche il padrone della casa dove vivo in affitto con i miei genitori. Mi disse di fare attenzione: sul cellulare gli era arrivato un filmato dove mi si vedeva fare sesso con altre persone”.
C’è anche il reato di produzione e divulgazione di materiale pedopornografico tra le accuse mosse dalla Procura di Bologna a Pietro Randazzo e Davide Bacci nell’inchiesta sui festini a “Villa Inferno”, a Pianoro, con coca e una minorenne. Uno ora è in carcere, mentre al primo il Gip Letizio Magliaro ha imposto l’obbligo di firma.

A svelare la presenza di video e foto pornografici pubblicati su alcuni siti porno o fatte girare sulle chat dei telefonini degli amici è stata la stessa 17enne vittima del giro di professionisti e imprenditori bolognesi che organizzavano festini a base di sesso e cocaina. Rivelazioni confermate da altre ragazze che partecipavano alle orge e dalle intercettazioni dei carabinieri della Compagnia “Bologna Centro”.
 
Sentita dagli investigatori la ragazzina ha ricostruito più di un episodio affermando che sia le foto che i video venivano postati sui social: “Pietro divulgava immagini che mi ritraevano seminuda”, specificando che “in quella circostanza effettuò una videochiamata con un utente del sito mentre consumavamo un rapporto. Pietro in quel caso aveva assunto atteggiamenti violenti tanto da procurarmi lividi… escoriazioni… e graffi”.

C’è poi un’altra immagine raccontata nelle carte dell’inchieste. Si tratta di fotografie nelle quali si vede la ragazza  distesa prona, mentre Randazzo e un’altra ragazza sniffano cocaina sparsa sul fondoschiena della minore”. Episodi definiti dagli inquirenti “gravissimi ed espliciti”.
A cui vanno aggiunti i video girati da Bacci nei quali si vede “la ragazza mentre compie atti sessuali di gruppo a cui lo stesso (Bacci, ndr) partecipa e filma con la telecamera del proprio cellulare e che successivamente divulga”. Video e immagini che poi giravano tra i partecipanti ai festini.

Secondo il Gip, anche se le immagine sono realizzate con il consenso della minorenne, il reato resta e si concretizza ulteriormente nel momento della diffusione a terze persone.

Cavazza respinge tutte le accuse

“Il nostro assistito respinge tutte le accuse, dice che non è andata così e di avere diverse prove a sua discolpa”. Lo spiega l’avvocato Massimiliano Bacillieri, nel team difensivo di Luca Cavazza, ai domiliari nell’ambito dell’indagine dei carabinieri e della Procura di Bologna sui festini con cocaina a cui avrebbe partecipato anche una minorenne che sarebbe stata indotta alla prostituzione. Cavazza, prosegue il legale, “dice che non c’è stata nessuna costrizione, nessuna violenza fisica o psicologica. Ora valuteremo in base alla lettura delle carte se rispondere alle domande nell’interrogatorio di garanzia. Proprio questa mattina siamo in tribunale a fare copia degli atti, perché non avevamo nulla”. Bacillieri, inserito nella stessa lista della Lega per le regionali di gennaio dove c’era anche Cavazza (nessuno dei due è stato eletto) ha recentemente difeso Lucia Borgonzoni in un processo a Bologna dove l’ex candidata del Carroccio era parte civile, per aver ricevuto schiaffi da una nomade, poi condannata.

La difesa di Bacci: “I processi si fanno in aula”

“Il clamore mediatico che ha avuto questa vicenda è stato forte. Questo è normale, per certi versi, ma l’utilizzo di ampi stralci dell’ordinanza sulle pagine dei quotidiani segnala una situazione in cui si è anticipato un giudizio processuale e questo non va bene, perché i processi si fanno nei luoghi opportuni che sono le aule di giustizia”. Lo ha detto l’avvocato Roberto D’Errico, che insieme al collega Giovanni Voltarella difende l’imprenditore Davide Bacci, in carcere nell’inchiesta con 8 indagati (tra cui lo stesso Bacci).
“Le incolpazioni sono serie e gravi – ha aggiunto D’Errico – ma occorre tenere presente che dentro un contesto di eventuale censura morale bisogna cogliere quanto c’è di giuridico o di antigiuridico”. Verso la ragazza “io provo rispetto e un desiderio di tutela – ha detto – serve massima cautela e prudenza, dovremo verificare caso per caso la congruenza e la mancanza di interesse o altro”. Dunque, “svilupperemo le difese nel modo opportuno. Credo però di poter dire che appare già un contesto equivoco, sul binario sottile che passa tra il consenso di una persone debole e l’uso di sostanza in gruppo senza forzature, cessioni o passaggio di denaro”.
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