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Fase 2, i dati essenziali secondo gli epidemiologi: 22 indicatori per la sorveglianza anti-contagio


le proposte degli esperti

Le proposte dell’Associazione italiana epidemiologi per orientare l’attività di monitoraggio durante la fase 2 della epidemia Covid-19 in Italia

di Michela Finizio

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(ANSA)

4′ di lettura

La vera sfida per la sanità pubblica nella fase 2 passa dalla raccolta e monitoraggio dei dati. Ogni Paese deve adottare misure in grado di mantenere un livello basso e sostenibile di trasmissione del virus, incrementando la capacità di controllare tempestivamente i casi sporadici e i focolai per prevenire la trasmissione in comunità. Quando la trasmissione si determina, devono essere adottate tempestivamente misure straordinarie per il contenimento a livello locale, per assicurare una risposta appropriata e adattata al contesto specifico. Per poterlo fare, però, secondo gli epidemiologi è necessario possedere un pacchetto di informazioni imprescindibili, non tutte oggi disponibili e da sistematizzare su scala nazionale.

I 22 indicatori «essenziali» proposti dall’Aie
L’Associazione italiana di epidemiologia (Aie) ha pubblicato il 22 aprile scorso una serie di contributi di esperti con alcune analisi e proposte per orientare le attività di sanità pubblica e assistenziale durante la fase 2 della epidemia Covid-19 in Italia. Gli obiettivi li ha fissati l’Organizzazione mondiale della sanità nel report «Who Covid-19 strategy update» del 14 aprile per il controllo della pandemia in atto, attraverso il rallentamento trasmissione del virus e la riduzione della mortalità. Per attuarli, però, secondo gli esperti bisogna saper prendere delle decisioni dati alla mano. In particolare, in un paper a cura di Lucia Bisceglia e Stefania Salmaso, vengono individuati 22 indicatori essenziali per poter affrontare la cosiddetta fase 2, superato il lockdown del Paese.

La raccolta delle informazioni che mancano
Secondo l’Aie è necessario raccogliere e organizzare una serie di informazioni che ci permettano di comprendere, in quale misura e in ciascun territorio, l’efficacia delle azioni adottate nel contenere la diffusione epidemica; quali siano le attuali caratteristiche delle catene del contagio (chi sono i nuovi casi e dove si realizza la trasmissione); quale sia l’evoluzione della malattia e le esigenze assistenziali correlate. Nell’accertamento dei casi non ci si può più limitare all’esecuzione dei tamponi: la raccolta delle informazioni necessarie a chiarire questi aspetti è imprescindibile, conoscendo anche le strategie dei test effettuati sui casi sospetti, se sono variate nel tempo e in che modo. Inoltre, secondo Bisceglia e Salmaso, i dati devono essere territoriali: bisogna avere conoscenza locale, regionale e nazionale della dinamica epidemica, che ha avuto caratteristiche estremamente diverse e capacità di risposta differenti sul territorio.

Come ri-organizzare la raccolta dati
Ai fini della interruzione delle catene di contagio è necessario potenziare la capacità di effettuare accertamenti virologici, non solo su persone con sintomi, e per questo bisogna registrare per quale motivo viene effettuato l’accertamento (diagnosi, controllo periodico esposti, contatto di caso, ecc.). È necessario che ciascun nuovo caso sia corredato dall’informazione sulla presenza o meno di sintomi, sulla sua collocazione (domicilio, ospedale, casa di riposo ,ecc.), sul contesto di potenziale esposizione al virus (domiciliare, lavorativo, sanitario). Quest’ultima informazione non viene ancora raccolta dal sistema informativo nazionale.

È indispensabile, inoltre, che per ogni “nuovo caso” sia riportata la data di inizio sintomi, se il caso è sintomatico, insieme alla data di notifica (alla Protezione Civile), data di diagnosi (data primo prelievo). Infine, perché la produzione di tali indicatori sia effettivamente praticabile in maniera omogenea in tutte le regioni italiane, è opportuno anche integrare gli attuali sistemi di sorveglianza e potenziare la funzione locali, regionali e nazionali di raccolta, descrizione, analisi, interpretazione e comunicazione dei dati. «Oggi la diminuzione del numero di casi registrati ogni giorno deve poter permettere una maggior precisione nella descrizione di poche variabili fondamentali per valutare in quali condizioni si mantiene la trasmissione virale nella popolazione», scrivono i due rappresentanti dell’Associazione italiana epidemiologi.

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