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Effetto Coronavirus, il 55% dei malati cronici ha difficoltà ad accedere alle visite



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L’indagine della Fondazione The Bridge: il 65% ha dichiarato di aver avuto tempi di attesa più lunghi

di Andrea Marini

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L’indagine della Fondazione The Bridge: il 65% ha dichiarato di aver avuto tempi di attesa più lunghi

2′ di lettura

Il coronavirus ha messo sotto stress il sistema sanitario anche per quel che riguarda i malati no Covid. Il 55% di chi presenta patologie croniche ha avuto difficoltà ad accedere ad accertamenti o esami, mentre il 65% ha dichiarato di aver avuto tempi di attesa più lunghi. E solo in oncologia ci sono 4 milioni di prestazioni arretrate da erogare. Il dato emerge da una indagine della Fondazione The Bridge, realtà che si occupa di progetti in ambito sociale e sanitario.

Sistema sanitario sotto stress
«In molti ospedali – spiega la presidente della fondazione The Bridge e membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano Rosaria Iardino – sono stati chiusi interi reparti per dirottare il personale nei reparti Covid. Durante il lockdown, è stata vietata l’erogazione di prestazioni private per evitare che si creassero situazioni di disuguaglianza tra chi poteva permettersi le cure e chi no. Inoltre, in molti casi, sono stati gli stessi pazienti, malati cronici compresi, a rinunciare alle terapie ospedaliere per paura di contrarre il virus»

Dai cardiopatici ai malati di artrite reumatoide
Il timore dei cardiopatici di andare al pronto soccorso per un controllo, a seguito di evidenti sintomi cardiaci, «ha aumento del 20% – spiega Rosaria Iardino – la mortalità per queste patologie durante il periodo del lockdown. Ancora, i pazienti con artrite reumatoide hanno subito una doppia discriminazione: le loro prestazioni sono state spostate o annullate e il farmaco che erano abituati ad assumere è diventato irreperibile, perché usato anche per il Covid e così molti malati hanno dovuto interrompere il trattamento».

Più fiducia nel medico di famiglia
Secondo l’indagine della Fondazione The Bridge, svolta con 2.600 questionari dal 1° al 5 aprile, la maggior parte delle famiglie italiane entrate in contatto con il Covid-19 ha preferito rivolgersi al medico di medicina generale piuttosto che ai contatti forniti a livello nazionale e locale; il 44% di chi ha scelto i numeri istituzionali riporta un giudizio negativo, mentre soltanto il 16% si dichiara pienamente soddisfatto delle risposte ricevute.

Malati Covid senza bussola
Stando all’indagine, nei casi in cui un familiare si sia ammalato di Covid-19, ben il 49% non ha ricevuto indicazioni sulle procedure da seguire e solo il 5% ha tenuto uno stretto regime di quarantena. Tra chi, inoltre, è stato messo in quarantena obbligatoria, solo nell’1% dei casi c’è stata una verifica dell’aderenza.

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