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Ecco come è cresciuta la mortalità in Italia con i dati di 19 città



Per questo, la mortalità nei primi mesi del 2020 non mostra importanti scostamenti rispetto agli anni precedenti. Questo non significa che l’epidemia non abbia avuto un forte impatto sulla mortalità che abbiamo puntualmente documentato, ma soltanto che il decremento invernale, prima dell’epidemia, e l’incremento dei mesi di marzo e aprile, in qualche misura si sono compensati.

Il grafico riportato di seguito, che mostra l’eccesso settimanale cumulato per le città nel nord conferma entrambi i fenomeni della sotto-mortalità dell’inverno 2020 e dell’incremento della mortalità associato all’epidemia di COVID-19. Difatti, da ottobre a febbraio la mortalità è stata inferiore all’atteso (-840 decessi al 3 marzo) mentre, dal 4 marzo al 7 aprile, è stato stimato un eccesso di 3,464 decessi, per un eccesso complessivo, al netto della riduzione precedente (calcolata sul periodo 2 ottobre – 7 aprile), pari a 2,624 decessi. Un numero tutt’altro che trascurabile, anche se basato solo su 10 delle città del Nord.

MORTALITÀ SETTIMANALE – NORD

Un importante aspetto che vorremmo sottolineare è che l’impatto osservato sulla mortalità, pur avendo riguardato prevalentemente la fascia più fragile della popolazione, quella molto anziana con patologie croniche, ha interessato anche la popolazione adulta (15-64 anni). Se pensiamo che una persona di 60 anni in Italia ha una speranza di vita di 25 anni , questo significa che la sua morte prematura riduce l’attesa di vita dell’intera popolazione. E questo impatto moltiplicato per tutti i decessi prematuri, si traduce in un numero di anni di vita persi che forse, più dei decessi, potrà fornire un dato rilevante dell’impatto di questa epidemia.

E’ da sottolineare gli eventi osservati dal SISMG sono i decessi per tutte le cause; in questo modo è possibile ridurre gli effetti di misclassificazione delle cause di morte (i.e. decesso per o con COVID-19) e della relativa eterogeneità geografica e temporale. Non si può escludere, infatti, che la paura di recarsi in pronto soccorso da parte dei cittadini, soprattutto nelle prime fasi dell’epidemia, oltre ad avere un effetto positivo sulla riduzione degli accessi inappropriati, possa aver indotto un minor ricorso alle cure anche per condizioni come infarto acuto del miocardio o ictus. L’ipotesi è in corso di verifica con appropriati disegni di studio epidemiologico.

Un’ulteriore criticità riguarda l’uso strumentale dei dati di mortalità che gli autori fanno per prendere posizione contro il lockdown. Riteniamo infatti che, considerati i numerosi limiti dei dati presentati nell’articolo, non sia giustificata una presa di posizione così netta. A partire dal secondo rapporto del SiSMG si osserva un rallentamento della crescita dei decessi nelle città del Nord. Questo fenomeno andrà confermato nei prossimi giorni, ma suggerisce una potenziale efficacia delle misure di contenimento nel ridurre la circolazione del virus, il suo numero di riproduzione e quindi di infezioni, e, con una latenza di qualche settimana, la mortalità. Questo fenomeno può anche spiegare l’impatto contenuto in termini di mortalità nelle città del Sud, dove il virus è arrivato con circa due settimane di ritardo, quando le misure di contenimento erano già in atto.

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