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Defibrillatori ovunque: l’appello per il ddl bloccato al Senato dal Covid-19



La tabella di marcia è legata alla fine della pandemia
«Pensavamo di recuperare subito in febbraio lo stallo – spiega Stefano Collina, dal 5 febbraio 2020 presidente della commissione Igiene e sanità di palazzo Madama – riprendendo rapidamente i lavori dopo la vacanza della presidenza, ma l’emergenza Covid-19 ha bloccato i lavori e l’attività delle commissioni è riservata all’esame dei provvedimenti del governo. Appena ci sarà la ripresa abbiamo in programma la discussione generale per arrivare rapidamente al via libera di questo provvedimento e di quelli su fibromialgia ed epilessia». Anche se si vocifera di un cambio di relatore per il provvedimento (attualmente è la senatrice Caterina Bini del Pd).

Triplicate le morti improvvise
«La pandemia ha bloccato l’approvazione della legge», spiega Daniela Aschieri, cardiologa che ha promosso a Piacenza “Progetto Vita”, il primo in Europa a occuparsi di defibrillazione precoce per contrastare la morte improvvisa da arresto cardiaco. Dai dati, spiega Aschieri, «risultano triplicate le morti improvvise. Senza abbassare l’allerta sull’epidemia, non possiamo dimenticare le 65mila vittime che ogni anno perdono la vita per arresto cardiaco». «Ogni giorno che passa, è un giorno perso», dice Giorgio Mulè (Forza Italia), deputato e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato, che ha promosso a Montecitorio l’approvazione del ddl, trovando un’intesa bipartisan su una legge di civiltà. «Tardare ancora – sottolinea – significa condannare a morte o evitare di salvare centinaia di vite umane al giorno. Non c’è da attendere oltre».

Cosa prevede il disegno di legge
Il provvedimento prevede defibrillatori semiautomatici e automatici in ambiente extraospedaliero, a partire da scuole e università, ma anche nelle pubbliche amministrazioni, presso infrastrutture e mezzi di trasporto e gestori di servizi pubblici. Installati nel proprio territorio dagli enti territoriali con postazioni di defibrillazione ad accesso pubblico adeguatamente segnalate. In modo che tutti, tramite app, siano in grado di raggiungerli. Un sistema per combattere gli arresti cardiaci che causano morte e disperazione in tante famiglie italiane. Il ddl conferma che l’uso del defibrillatore è consentito anche al personale sanitario non medico e al personale non sanitario che abbia ricevuto una formazione specifica nell’ambito delle attività di rianimazione cardio-polmonare. Prevede anche una attenta formazione in ambito scolastico sulle tecniche di rianimazione cardiopolmonare di base, con le tecniche di primo soccorso. Costo dell’operazione: 2 milioni di euro annui, a decorrere dal 2020.

Si continua a morire per le malattie cardiovascolari
Nonostante l’attenzione sia puntata h24 sull’emergenza coronavirus, in Italia si continua a morire anche per le malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nel nostro paese, responsabili del 37% dei decessi, seguite dalle neoplasie (29%). E se a causa del Covid-19 si è registrata in Italia una riduzione superiore al 50% dei ricoveri per infarto e sono in calo di circa un terzo le ospedalizzazioni per scompenso cardiaco, anomalie del ritmo cardiaco e disfunzione di pacemaker, sfogliando i dati dei decessi per coronavirus i numeri sono tutti lì, nelle comorbilità. Secondo i dati della Società italiana di cardiologia il 17% delle persone che muoiono per le complicanze del Covid-19 è costituito da pazienti oncologici, il 70% è iperteso, il 27% soffre di cardiopatia ischemica, il 22% di fibrillazione atriale, il 16% di scompenso cardiaco e l’11% di ictus. Ogni anno il 23,5% della spesa farmaceutica italiana (l’1,34 del prodotto interno lordo) è destinato ai farmaci per il sistema cardiovascolare. E le persone con patologie cardiovascolari in Italia sono ben 7,5 milioni. Intervenire tempestivamente può fare la differenza fra la vita e la morte. Perchè ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento di un infarto miocardico grave, la mortalità aumenta del 3%, e un intervento successivo ai 90 minuti dall’esordio dei sintomi può quadruplicare la mortalità.

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