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Dall’ospedale al drive-in, in coda per fare il tampone al rientro dalle vacanze



rientri e controlli

Chi al rientro dalla vacanze vuole fare il tampone deve armarsi di pazienza e mettersi in coda. Spesso per ore

Test con tampone per chi entra in Italia da Grecia, Spagna, Croazia e Malta

Chi al rientro dalla vacanze vuole fare il tampone deve armarsi di pazienza e mettersi in coda. Spesso per ore

4′ di lettura

Chi al rientro dalla vacanze vuole fare il tampone deve armarsi di pazienza e mettersi in coda. Spesso per ore. Ci sono 48 ore di tempo per effettuare il tampone. L’ultimo nato, in ordine di tempo, è il drive-in attivato nel parcheggio per lunghe soste dell’Aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino. Nuove aperture, procedure sempre più rapide e fornite tempestivamente. L’organizzazione, insomma, migliora di giorno in giorno. La maggior parte dei casi di coronavirus che si registrano in questi giorni sono tutti legati a rientri dall’estero o dalla Sardegna. O dalla partecipazione a serate in discoteca, feste e matrimoni affrontati senza precauzioni.

Dall’ospedale al drive-in tutti in coda

In sede ospedaliera o ambulatoriale, in modalità drive-through, cioè, eseguito seduti in auto, senza scendere. Unica certezza: la coda da affrontare. E non sempre tutto fila liscio. Ecco alcuni casi limite registrati al ritorno dalle vacanze.

Odissea di un ragazzo romano per un tampone in Puglia

Odissea per un ragazzo romano che ha fatto mille tentativi di fare un tampone in Puglia, visto che era stato informato di avere una parente positiva che aveva frequentato anche lui nei giorni precedenti. Il papà descrive in una lettera aperta la situazione vissuta dal figlio come «imbarazzante» e «grottesca» ,per un tampone mai effettuato nonostante l’autodenuncia al numero dedicato della Regione Puglia del giovane, a Foggia per motivi di lavoro. Nessun appuntamento, nessuna comunicazione mentre i genitori a Roma facevano il test e ricevevano il referto negativo del tampone in tempi stretti. Il figlio, è ancora «“sequestrato” – scrive il padre – per l’inettitudine del personale sanitario foggiano in una condizione di sospensione della propria vita privata e lavorativa».

Due volte in coda per il tampone post Grecia

Vacanze in Grecia per incontrare il figlio che vive a Londra per una architetta romana. E subito dopo essere scesa dall’aereo, il giorno stesso, la professionista è in coda al drive-in del Santa Maria della Pietà per effettuare l’analisi richiesta. Obiettivo sottoporsi al tampone nasofaringeo senza scendere dalla propria auto entro le 48 ore. Come suggerito in aeroporto. Dopo il pomeriggio passato in fila, arriva vicina alla meta, ma il drive-in chiude. La mattina dopo servono quattro ore di fila in auto sotto il sole per effettuarlo. «C’è ancora molta disorganizzazione – spiega la professionista – e si perdono ore inutilmente per una operazione che richiede pochi minuti».

Se dopo il tampone non si riceve risposta

Annachiara T., romana, 19 anni, in vacanza in Sardegna in Costa Smeralda, fra Porto Rotondo e Porto Cervo. All’imbarco a Olbia le misurano la febbre. La traversata dura tutta la notte. A bordo del traghetto sono rispettate le distanze e si usa la mascherina. Sbarca a Civitavecchia il 22 agosto alle sette di mattina e con due amici si reca subito all’ospedale San Paolo della cittadina laziale. In attesa ci sono una trentina di persone. «Poche provenienti dalla nave. Abbiamo firmato un’impegnativa sul consenso a comunicare i risultati alla Regione, senza riceverne copia. Ci hanno consegnato un foglio con un numero telefonico e una mail per conoscere l’esito del tampone. A quel numero e a quella mail, nonostante l’abbia tempestato di chiamate e mail, non ha mai risposto nessuno. Immagino quindi di essere negativa, visto che nel foglio si leggeva che saremmo stati avvisati tempestivamente in caso di risultato positivo». Annachiara si domanda perché non si riceve risposta, «visto che in questi giorni l’ansia di poter essere asintomatici e contagiare qualcuno fra i giovani è molto forte».

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