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Dalle case di riposo ai confini, ora le regioni vanno allo scontro



emergenza coronavirus

Le divergenti opinioni sui tempi della riapertura e della fine del lockdown infiammano lo scontro tra le Regioni. Ma il fronte più caldo è quello della gestione delle Rsa

di Andrea Gagliardi

Indagine sui decessi nelle Rsa, i finanzieri in Regione Lombardia

2′ di lettura

Dalla gestione delle Rsa, sotto accusa per non aver rispettato i protocolli di sicurezza e aver causato l’esplosione di grossi focolai di contagio, alle divergenti opinioni sui tempi della riapertura e della fine del lockdown, è scontro tra le Regioni. Il fronte più caldo è quello delle Rsa. Un report dell’Istituto Superiore di Sanità, su un campione di circa mille strutture, ha riscontrato quasi settemila morti. E ha stabilito che il 40,2% dei deceduti nelle Rsa dall’inizio di febbraio era positivo al Covid-19 o aveva sintomi
compatibili con la malattia. Il tasso di mortalità fra i residenti,
considerando i decessi di persone risultate positive o con sintomi simil-influenzali è del 3,3%, ma sale fino al 6,7% in Lombardia: Bergamo è la provincia più colpita, con una mortalità che supera il 18%.

Le indagini della magistratura
Non a caso in Lombardia ci sono indagini della procura in corso. A partire dal Pio Albergo Trivulzio (circa 150 decessi da marzo – le precauzioni prese potrebbero essere state insufficienti). Ma controlli dei Nas si sono sono stati svolti nelle Rsa di varie province lombarde: oltre a Milano, anche a Monza, Como, Varese, Lecco e Brescia. Sotto la lente della procura c’è tra l’altro la delibera regionale che l’8 marzo in cui la Regione Lombardia chiedeva su base volontaria alle Rsa di ospitare malati Covid dismessi da altri centri, per alleggerire la pressione negli ospedali.

Botta e risposta Lombardia-Lazio sulle Rsa
«Una delibera simile a quella della Lombardia sulle Rsa era stata
presa dal Lazio – ha attaccato il governatore della Lombardia Attilio Fontana – partivano dalla stessa ratio: isolare i pazienti Covid. Ma al governatore del Lazio non è stato fatto alcun tipo di contestazione». Un’osservazione, quella di Fontana, che non è andata giù alla Regione guidata da Nicola Zingaretti, che a stretto giro di posta ha ribadito che non c’è stata «nessuna promiscuità tra positivi e negativi» nelle sue Rsa, «nessuna facilità nel contagio, nessun caso Lombardia nel
Lazio. Anzi l’opposto di quanto sembra essere stato fatto in Lombardia».

Lo scontro Nord-Sud sulla riapertura
Ma nelle ultime ore si è delineata anche una frattura tra le Regioni del Nord, favorevoli a riaprire, e quelle del Sud, che invece temono una ripresa dei contagi. Da una parte Lombardia, Veneto, Piemonte e Liguria; dall’altra Campania, Calabria e Sicilia. Nei giorni scorsi il governatore campano Vincenzo De Luca ha detto di essere pronto a chiudere i confini della sua regione di fronte a «chi preme per affrettare la ripresa di tutto». Molto cauta anche la presidente della Calabria Jole Santelli: «Non ci faremo certo prendere dalla fretta adesso». I confini «sono chiusi dal 7 marzo, ancora prima che lo facesse il governo, perché abbiamo cercato di evitare l’esodo
dei fuorisede. Le cose non sono cambiate, qui è ancora tutto blindato. Per il futuro valuteremo in base ai dati».

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