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Dalla Toscana al Piemonte, sindaci e governatori vogliono riaprire le scuole in aiuto ai genitori che lavorano ma la ministra Azzolina frena


FASE DUE

Con la fase due e il ritorno sul posto di lavoro si delinea l’esigenza di organizzare i figli a casa. Tra le proposte anche i centri estivi di condominio

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Sindaci e governatori in pressing per far riaprire gli edifici scolastici oltre alle attività produttive(foto Agf)

6′ di lettura

C’è chi arriva a ragionare in termini di vera e propria ripresa della didattica in classe e chi, in maniera “meno ambiziosa”, pensa a una soluzione che possa fornire un sostegno ai genitori che dal 4 maggio dovranno rientrare al lavoro e, giocoforza, si dovranno organizzare per gestire i figli rimasti a casa. Nelle ultime ore è aumentato di intensità il pressing di sindaci e presidenti di Regione, dalla Toscana al Piemonte, per riaprire gli edifici scolastici.

Azzolina frena: didattica in aula ma solo quando possibile
La ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina chiude. L’orientamento, ha spiegato in un intervento al question time alla Camera, è riprendere l’attività didattica in aula, «ma solo quando il quadro epidemiologico lo consentirà, alle condizioni ragionevoli di sicurezza per tutti: per gli alunni, per il personale scolastico e, di riflesso, per l’intera nazione». E se il ministero dell’Istruzione ha deciso che sarà un comitato composto da 18 persone e presieduto dal professor Patrizio Bianchi a dettare le linee per la ripresa della scuola a settembre e il miglioramento complessivo del sistema di istruzione, gli enti locali protestano: «Pensare di progettare la riapertura della scuola senza partire dai Comuni – ha fatto notare Cristina Giachi, responsabile scuola dell’Anci – è miope e dannoso». Anche le Regioni avevano chiesto di essere coinvolte.

La sindaca di Empoli propone la riapertura delle scuole
Nonostante la ministra abbia chiuso alla possibilità di un’apertura delle scuole dopo la fine del lockdown, i Comuni non demordono. La prima a ragionare nei termini di una riapertura è stata la sindaca di Empoli, e responsabile Welfare della segreteria nazionale del Pd, Brenda Barnini. L’esponente Dem ha proposto alla ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte di fare di Empoli la “città pilota” per la ripresa delle attività didattiche in classe. «La scuola – ha spiegato sul suo profilo Facebook – deve essere il punto di partenza nella strategia di riapertura del Paese, è stata la prima a chiudere e sembra sarà l’ultima a riaprire, con nel mezzo solo la didattica a distanza. Non va bene e non basta – ha sottolineato -. Scegliamo un territorio dove poter sperimentare qualcosa di più, utilizzando gli spazi comuni degli edifici scolastici per rispettare le distanze, sfruttando tutta la giornata per poter far entrare gruppi più piccoli di bambini». La sindaca della città tiscana ha proposto di effettuare «screening a gruppi di insegnanti, educatori e famiglie che rientrano nella sperimentazione, senza lasciar fuori i nidi e la scuola dell’infanzia, magari privilegiando le attività all’aria aperta e ricreando dei micro ambienti in termini numerici». Insomma, perché non sedersi tutti a un tavolo e ragionare su come far tornare i ragazzi in classe?

Nardella: «Non ci si può solo porre il problema di riaprire gli uffici»
L’assist della sindaca di Empoli è stato colto dal primo cittadino di Firenze, Dario Nardella. «Credo che il Governo debba valutare con grande attenzione, in modo più approfondito, la questione della riapertura delle scuole, confrontando questa misura con la riapertura delle attività -ha affermato in occasione di una diretta Facebook -. Firenze è disposta a collaborare con il Ministero della pubblica istruzione per sperimentare forme di riaperture anche delle scuole. Abbiamo fatto presente al Governo – ha ribadito – che, se si vogliono riaprire le aziende, i genitori che hanno figli non possono stare da soli a casa o stare con i nonni, altrimenti ricominciamo cono il contagio. E i genitori, in una situazione del genere, non possono certo permettersi baby sitter. Non ci si può porre solo il problema di riaprire gli uffici ma anche di riaprire nidi, materne e scuole dell’obbligo».

Raggi: pensare ad apertura centri estivi a luglio
Preme sul Governo anche la sindaca di Roma Virginia Raggi. «Per le scuole – ha detto ai microfoni di Radio Cusano Campus – non posso che aspettare le decisioni del ministero. Sabato (18 aprile, ndr) in cabina di regia ho fatto notare che, se i dati epidemiologici fossero favorevoli, ritengo che già dal mese di luglio si potrebbe immaginare una riapertura magari dei centri estivi». «I bambini, privati del contatto sociale con i loro simili, credo stiano sviluppando dei turbamenti – ha proseguito Raggi -. Riaprire almeno i centri estivi, su due turni per evitare assembramenti, credo che potrebbe essere una idea. Certo tutto compatibilmente con i dati epidemiologici e medici».

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