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Dalla febbre alle quarantene, ecco tutti i casi in cui figli (e genitori) rischiano di rimanere a casa



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A casa o a scuola, in caso di sintomi si avvisano subito le autorità sanitarie. Se a essere contagiato è un docente che insegna su più classi, potrebbe scattare la quarantena per tutte quelle classi. Il nodo delle misure a favore dei genitori

di Claudio Tucci

La scuola riparte da Bolzano, la Campania rinvia al 24 settembre

A casa o a scuola, in caso di sintomi si avvisano subito le autorità sanitarie. Se a essere contagiato è un docente che insegna su più classi, potrebbe scattare la quarantena per tutte quelle classi. Il nodo delle misure a favore dei genitori

3′ di lettura

La scuola è appena iniziata in alcune regioni del Nord, ma già si rischia, nei prossimi giorni, di restare a casa. Non solo se l’alunno presenta sintomi o ha la febbre, misurata dai genitori, prima di uscire per raggiungere la scuola. Ma non si potrà entrare in classe anche se la Asl decide di applicare la quarantena dopo uno o più casi di infezione da coronavirus. Se sulla nozione di “sintomi” è già partito il dibattito (e le frizioni) tra genitori ed educatori, molti istituti stanno accogliendo bambini e genitori facendo firmare moduli che richiamano alla “responsabilità condivisa” scuola-famiglia per gestire al meglio quest’avvio del nuovo anno.

Febbre sopra i 37,5 gradi
Le indicazioni ci sono, le ha fornite, e aggiornate a fine agosto, l’Istituto superiore di sanità. In caso di febbre sopra i 37,5 gradi e sintomi riconducibili al Covid-19 lo studente non può uscire da casa e bisogna avvertire subito pediatra o medico di famiglia. Se febbre o sintomi sopraggiungono a scuola, l’alunno va isolato, i genitori vanno subito avvisati, che a loro volta contattano il medico. Se il test è positivo, la parola passa al dipartimento di prevenzione della Asl che valuterà le decisioni da prendere: si potrà prescrivere la quarantena a tutti gli studenti della stessa classe e agli eventuali insegnanti e operatori scolastici esposti che si configurino come “contatti stretti”.

La “quarantena”
In quarantena obbligatoria non si può tornare a scuola. La quarantea – 14 giorni dalla data dell’ultimo contatto – scatta anche per i conviventi, eventuali sorelle e fratelli del ragazzo e per suoi genitori (per questi ultimi, il governo sta pensando allo smart working o a nuovi congedi straordinari per ragazzi minori di 14 anni).

Il nodo “contatti stretti”
L’ultima parola spetta alle autorità sanitarie, sentito il responsabile Covid-19, obbligatorio in ciascun istituto. Eventuali contratti stretti dell’alunno in quarantena (familiari o compagni di classi), o contratti stretti di contratti stretti, in base alle indicazioni sanitarie, non necessitano di quarantena, a meno che la Asl non disponga diversamente (se, ad esempio, ci sono altri positivi). La chiusura di una scuola o parte della stessa dovrà essere valutata in base al numero di casi confermati e di eventuali cluster e del livello di circolazione del virus all’interno della comunità. In quarantena scatta la didattica a distanza.

Il rientro a scuola
Un singolo caso confermato in una scuola, almeno secondo le indicazioni attuali, non dovrebbe determinarne la chiusura soprattutto se la trasmissione nella comunità non è elevata. Lo studente positivo rientra a scuola solo quando c’è la guarigione clinica, vale a dire la totale assenza di sintomi. La conferma di avvenuta guarigione prevede l’effettuazione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro. Se entrambi i tamponi risulteranno negativi la persona potrà definirsi guarita, altrimenti proseguirà l’isolamento.

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