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Dal medico scolastico alla temperatura sul diario, tutte le regole sulla scuola regione per regione



IL RITORNO SUI BANCHI

Anche in questo caso, come è accaduto in più di un’occasione al termine del lockdown, quando si è trattato di decidere come e con quali tempi tornare alla “normalità”, le amministrazioni si muovono in ordine sparso. Non solo sulla data di ritorno in classe – allo stato attuale sono sette quelle che hanno deciso di posticipare l’avvio -, ma anche sulle soluzioni da adottare a tutela della sicurezza dei singoli studenti e dei compagni

di Andrea Carli

Conte: “Il 14 si ritorna a scuola in sicurezza”

Anche in questo caso, come è accaduto in più di un’occasione al termine del lockdown, quando si è trattato di decidere come e con quali tempi tornare alla “normalità”, le amministrazioni si muovono in ordine sparso. Non solo sulla data di ritorno in classe – allo stato attuale sono sette quelle che hanno deciso di posticipare l’avvio -, ma anche sulle soluzioni da adottare a tutela della sicurezza dei singoli studenti e dei compagni

5′ di lettura

Sulla riapertura delle scuole il 14 settembre il governo ha deciso di mantenere la barra dritta nonostante i protagonisti del mondo dell’istruzione, a cominciare dai presidi, abbiano nelle ultime ore messo in evidenza che permangono alcuni nodi sostanziali, dai banchi monoposto che garantiscono il distanziamento alle mascherine, alle aule che non sempre sono sufficienti.

Anche in questo caso, come è accaduto in più di un’occasione al termine del lockdown, quando si è trattato di decidere come e con quali tempi tornare alla “normalità”, le Regioni si muovono in ordine sparso. Non solo sulla data di ritorno in classe – allo stato attuale sono sette quelle che hanno deciso di posticipare l’avvio -, ma anche sulle soluzioni da adottare a tutela della sicurezza dei singoli studenti e dei compagni. Ecco allora che il Piemonte con un’ordinanza ha previsto un doppio obbligo: per i genitori di segnare sul diario, o su appositi moduli, la temperatura dei figli che vanno a scuola. E per gli istituti scolastici di verificare che ciò sia stato fatto. C’è poi chi come la Toscana con un’ordinanza di fine agosto ha deciso di arruolare medici attivi, ma anche specializzandi e pensionati arruolati con contratti libero professionali per la durata di tutto l’anno scolastico. Le Asl della Toscana dovranno ricercare – e stilare una lista entro il 30 settembre – dottori da dedicare alle attività sanitarie previste dai protocolli del ministero dell’Istruzione in vista dell’apertura dell’anno scolastico in tempo di Covid.

Obbligo verifica temperatura per scuole Piemonte

L’ordinanza della Regione Piemonte potrebbe fare da apripista nell’individuare una soluzione che garantisce all’istituto scolastico il controllo della temperatura da parte delle famiglie, evitando o almeno riducendo la possibilità che una persona contagiata possa andare a scuola e trasmettere il Covid a tutta la classe, con conseguente quarantena collettiva. Il documento “raccomanda” agli istituti di misurare la febbre prima dell’ingresso; laddove non fosse possibile, il personale scolastico dovrà ritirare la certificazione compilata al mattino dalle famiglie, così da dimostrare che il figlio sta bene. Perché «un bimbo a scuola con la febbre – ha spiegato il governatore Alberto Cirio – è un rischio enorme, per lui, per gli altri bambini e per tutto il personale. E questo non lo possiamo permettere». «La scelta di dare alle famiglie la responsabilità di misurare la temperatura agli studenti – ha continuato Cirio – è stata fatta dal Governo, ma il Piemonte ritiene che un elemento così delicato e importante non possa essere lasciato alla sensibilità delle singole famiglie». Le linee guida per la ripartenza della scuola, che il Piemonte ha condiviso con medici, pediatri e con il sistema sanitario territoriale prevedono anche hot spot pediatrici in ogni Asl, per dare agli studenti una corsia esclusiva di accesso ai tamponi, che saranno processati in via prioritaria dai 27 laboratori allestiti dall’inizio dell’emergenza in Piemonte.

In Campania termoscanner a scuola e screening seriologico obbligatorio

Il fatto che la partita del contenimento dei contagi si giocherà soprattutto sulla capacità di individuare chi ha contratto il Coronavirus prima che entri in classe è evidente nella decisione della Campania – ritorno sui banchi il 24 settembre – di acquistare con le risorse regionali termoscanner per la misurazione della febbre a scuola ritenendo “poco plausibile” questo controllo a casa. La regione ha anche deciso di rendere obbligatorio lo screening per tutto il personale scolastico, con risultati dei tamponi in 24 ore. Una decisione che non è in linea con la linea delineata dal Governo, che è quella di test volontari. I docenti che dovessero rifiutare di sottoporsi al test possono incappare in multe che vanno dai 400 fino ai 3mila euro. «In caso di reiterata violazione del presente provvedimento – si legge nell’ordinanza che ha reso obbligatorio lo screening sul personale scolastico – la sanzione amministrativa è raddoppiata».«I medici di medicina generale stanno facendo il 60% dei test sierologici agli insegnanti – ha messo in evidenza il presidente della Regione Vincenzo De Luca -, poi il sistema sanitario in caso positivi deve fare il tampone per la conferma. Ad oggi siamo credo a 65mila test, ringrazio i docenti e il personale non docente che con grande senso di responsabilità stanno partecipando a questa campagna di screening». Al di là del caso Campania, gli ultimi dato forniti dall’ufficio del Commissario per l’emergenza Domenico Arcuri hanno messo in evidenza come le soluzioni predisposte per monitorare lo stato dei contagi tra gli insegnanti non hanno registrato il risultato atteso: quasi il 50% del personale della scuola, pari a circa 500mila tra docenti e non docenti, ha svolto il test sierologico per il Covid 19 e di questi il 2,6% – cioè circa 13mila persone – è risultato positivo e non prenderà servizio fino a quando il tampone non darà esito negativo.

Lazio, Veneto e Liguria guardano ai test salivari

Tra le regioni c’è anche chi guarda ai test rapidi. Lazio, Veneto e Liguria vanno in questa direzione. L’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato ha ricordato che «presso il laboratorio nazionale di riferimento dell’Istituto Spallanzani si sta sperimentando il test salivare rapido e sono attesi i risultati entro la fine del mese». Il test rapido salivare è meno invasivo dei tamponi e una delle possibili applicazioni potrebbe essere appunto quella nel mondo scolastico, soprattutto per i bimbi più piccoli proprio per l’assenza di invasività (rispetto ad esempio al tampone orofaringeo) e per la rapidità del risultato.

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