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Dal boom del traffico privato agli assembramenti alle fermate dei bus e nei parchi, tutti i rischi del dopo-4 maggio



coronavirus e mobilità

Esiste un problema di controllo delle regole di distanziamento previste dal governo. I Comuni si muovono in ordine sparso tra riconversione del personale e ipotesi telecamere

di Andrea Gagliardi

Coronavirus, le regole per la Fase 2 su bus, aerei, treni e taxi

3′ di lettura

Sono 4,5 milioni i lavoratori che torneranno in azienda, 700mila ricorrendo ai trasporti pubblici. Questo l’effetto del nuovo Dpcm che amplia la platea delle imprese – dal manifatturiero alle costruzioni fino ai servizi e al commercio all’ingrosso- che apriranno i battenti dal 4 maggio. I rischi sono duplici. Da un lato un’impennata del traffico privato. Dall’altro il rischio assembramento, se non all’interno mezzi pubblici (che viaggeranno a capienza ridotta per rispettare le regole sul distanziamento), alle fermate di autobus e metropolitane.

La difficoltà di gestione degli spazi
In teoria il dpcm cerca di ovviare a questi rischi e propone soluzioni. La frequenza dei mezzi dovrebbe essere aumentata nelle ore di punta. Sarà incentivata la vendita di biglietti telematici. La salita e la discesa devono avvenire attraverso flussi separati. Su bus, tram e metro sarà fissato un numero massimo di passeggeri per consentire la distanza di un metro e saranno contrassegnati con appositi marker i posti a sedere per segnalare quelli che non possono essere usati. La regola della distanza di 1 metro da rispettare tra i passeggeri sui mezzi di trasporto pubblico limiterà molto la capacità di carico del trasporto. Atm (l’azienda che gestisce il trasporto pubblico a Milano) si aspetta di riuscire a garantire il 25-30% della capacità rispetto a prima. Ma i problemi restano. Il tema dell’appiattimento degli orari di punta del mattino e del tardo pomeriggio «diventa dirimente perché sono fisicamente ingestibili gli spazi» ha sottolineato il direttore generale di Atm, Arrigo Giana.

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Il problema dei controlli
C’è poi un problema di controlli. Chi vigilerà sul rispetto delle misure anti-contagio? Sempre Atm sta provvedendo a una riconversione «del personale che in questo momento ha posizioni di operatività che sono state sospese, all’informazione e gestione sul campo di quelli che saranno i flussi» di passeggeri. Ma ci si chiede se basterà. In base al piano che sta elaborando il sindaco Dario Nardella, a Firenze sarà il personale di bordo, che dovrà verificare il distanziamento interpersonale e il contenimento degli accessi, contando anche i passeggeri che vorranno salire. Ma si ipotizza anche di utilizzare le telecamere per monitorare le fermate più frequentate ed evitare assembramenti. A Roma Atac (l’azienda di trasporto pubblico capitolina) ha già reso noto alla Regione che esiste un oggettivo problema di personale di controllo: solo per le stazioni della metro ‘ordinarie’ servono almeno 4 o 5 persone. Nei nodi di scambio, dove ci sono da gestire flussi multipli e abbondanti di passeggeri, si può arrivare però anche a 15 addetti.

Rischio assembramenti nei parchi
Altro rischio assembramenti è rappresentato dai parchi. Riapriranno dal 4 maggio. Ma perché il via libera contenuto nel dpcm di domenica scorsa si realizzi, serve un’ordinanza dei sindaci che fissi le modalità di eventuali ingressi contigentati per la distanza di sicurezza. Dice infatti il Dpcm che «l’accesso del pubblico è condizionato al rigoroso rispetto del divieto di assembramento». E che il sindaco «può predisporre la temporanea chiusura di specifiche aree in cui non sia possibile assicurare altrimenti il rispetto di quanto previsto». Dunque sì a corse e passeggiate ma no a pic nic e giochi di gruppo. Anche in questo caso resta irrisolto il problema di chi controllerà il rispetto delle regole.

Le preoccupazioni dei sindaci
E i sindaci non hanno nascosto le loro preoccupazioni . «Sarà molto complicato aprire i parchi, prima pensiamo a parchi che si possono controllare meglio, è un bell’onere per i sindaci» ha detto il sindaco di Firenze Dario Nardella. Mentre il primo cittadino di Milano Sala non ha nascosto una certa irritazione. «Quello dei parchi e degli spazi all’aperto è un tema che ha fatto un po’ arrabbiare noi sindaci – ha detto – perché di fatto ci si dice ‘apriteli e poi controllate che non ci siano assembramenti’, ma non è per niente semplice».

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