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Dai ristoranti aperti in fase Covid al passaporto sanitario, quando il governo ha impugnato (o ha minacciato di farlo) le decisioni delle regioni



LA GESTIONE DELL’EMERGENZA

Un confronto, per limitarsi alla sola fase due – quella della graduale riapertura -nel quale quattro regioni (Calabria, Sicilia, Sardegna e Piemonte) si sono date il cambio nel ruolo di “spina nel fianco” e pungolatore dell’esecutivo, spingendolo in qualche caso a ricorrere al Tar per ottenere che venisse seguita la linea decisa a livello centrale, e a volte condivisa con tutte le regioni

di Andrea Carli

Migranti, Musumeci: in Sicilia bollettino di guerra, Roma agisca

Un confronto, per limitarsi alla sola fase due – quella della graduale riapertura -nel quale quattro regioni (Calabria, Sicilia, Sardegna e Piemonte) si sono date il cambio nel ruolo di “spina nel fianco” e pungolatore dell’esecutivo, spingendolo in qualche caso a ricorrere al Tar per ottenere che venisse seguita la linea decisa a livello centrale, e a volte condivisa con tutte le regioni

4′ di lettura

Oltre sei mesi di confronto a tutto campo, continuo, asfissiante per chi lo ha promosso e per chi lo ha subito, a cominciare dai cittadini. Da una parte il Governo a fornire le linee guida per la gestione dell’emergenza Coronavirus, nelle singole fasi in cui la pandemia si è sviluppata e si sta sviluppando (lockdown e riapertura); dall’altra le Regioni a intervenire con proprie direttive quando le scelte prese a livello centrale erano considerate inadeguate e poco in linea con le caratteristiche del loro territorio, sia dal punto di vista della diffusione dei contagi sia da quello delle ricette per rilanciare economie travolte dai mesi di chiusura.

Conferenza Stato Regioni camera di compensazione dei dissidi

Un confronto, per limitarsi alla sola fase due – quella della graduale riapertura -,nel quale quattro regioni (Calabria, Sicilia, Sardegna e Piemonte) si sono date il cambio nel ruolo di “spina nel fianco” e pungolatore dell’esecutivo, spingendolo in qualche caso a ricorrere al Tar per ottenere che venisse seguita la linea decisa a livello centrale, e a volte condivisa con tutte le regioni. Non c’è stato un unico ambito di scontro. I temi sono risultati più di uno: dai servizi delle attività di ristorazione alla gestione dei migranti, dal cosiddetto “passporto sanitario” fino alla misurazione della temperatura degli studenti da parte delle famiglie nei giorni di rientro sui banchi. Un confronto che ha visto la conferenza Stato Regioni ricoprire sempre più il ruolo di “camera di compensazione” dei dissidi e delle divergenze. Non sempre però si è giunti a un’intesa. È il caso della Calabria: con l’ordinanza del 30 aprile la governatrice Jole Santelli autorizza a possibilità per bar e ristoranti di effettuare servizio ai tavoli all’esterno. Il Governo impugna il provvedimento. Alla fine il Tar accoglie il ricorso dell’esecutivo. Alla base della decisione del tribunale amministrativo regionale, la considerazione che spetti al Presidente del Consiglio dei ministri individuare le misure necessarie a contrastare la diffusione del virus Covid-19.

Musumeci: via i migranti dalla Sicilia, chiudo gli hotspot

A fine agosto, di fronte a un forte incremento degli sbarchi di migranti provenienti dal Nord Africa e a una situazione negli hotspot e nei centri di accoglienza sempre più complessa, a cominciare da Lampedusa, il presidente della Regione siciliana Nello Musumeci mette in evidenza che queste strutture non hanno i requisiti igienico-sanitari per potere rispettare le norme anti Covid. Solo a Lampedusa ci sono in quei giorni oltre mille migranti nel centro. Il governatore va allo strappo: con un’ordinanza «contingibile e urgente» stabilisce che entro le 24 del 24 agosto «tutti i migranti negli hotspot e in ogni centro di accoglienza devono essere improrogabilmente trasferiti e ricollocati in altre strutture fuori della Regione siciliana, non essendo allo stato possibile garantire la permanenza nell’Isola nel rispetto delle misure sanitarie di prevenzione del contagio». Il Governo impugna l’ordinanza presso il Tar dell’isola. Alla base dell’impugnazione la considerazione che la gestione del fenomeno migratorio è competenza dello Stato, non delle Regioni.Il tribunale amministrativo regionale accoglie l’istanza cautelare presentata dall’esecutivo e con un decreto cautelare monocratico a firma del presidente della Terza Sezione sospende l’efficacia dell’ordinanza. La camera di consiglio è fisssata per il 17 settembre.

L’ordinanza della Sardegna sul passaporto sanitario per chi arriva

L’11 settembre il presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, dopo un forte aumento dei contagi registrato a luglio e agosto a causa dell’arrivo di turisti dalle altre regioni d’Italia, in particolare dal Lazio, emette un’ordinanza che prevede nuove misure per chi arriva nell’isola: certificato di negatività o tampone. E poi obbligo di mascherina, app per tracciare i contatti. Il provvedimento che impone una stretta agli arrivi nasce dalla necessità di contenere i contagi da Covid dopo l’impennata di Ferragosto con l’ingresso nell’Isola di migliaia di turisti. L’ordinanza, quindi, riguarda principalmente loro, anche se ormai si è agli sgoccioli della stagione estiva.Già si profila uno scontro con il Governo . Il ministro per gli affari Regionali Francesco Boccia annuncia l’apertura di un’istruttoria sulla legittimità del provvedimento.

La disputa sulla febbre in Piemonte: il governo boccia Cirio

Le linee guida approvate dal governo in vista della riapertura delle scuole il 14 settembre in 12 regioni prevedono che siano le famiglie a misurare la temperatura dei figli a casa, prima di uscire. In base a un’ordinanza firmata dal presidente della Regione Piemonte Cirio, le scuole hanno l’obbligo di verificarlo. Il provvedimento, valido fino al 7 ottobre, raccomanda a tutti gli istituti di misurare la temperatura agli alunni prima dell’ingresso a scuola. Qualora l’istituto, per ragioni oggettive e comprovate, non fosse nelle condizioni di farlo, dovrà prevedere un meccanismo di verifica quotidiana (attraverso un’autocertificazione che potrà essere fornita sul registro elettronico, sul diario o su un apposito modulo) per controllare che la temperatura sia stata effettivamente misurata dalla famiglia.Nel caso in cui uno studente dovesse presentarsi senza l’autocertificazione, la scuola avrà l’obbligo di misurare la febbre per consentirne l’ingresso in classe. In questa operazione gli istituti potranno avvalersi dei volontari delle associazioni, come Protezione civile e carabinieri. Ma l’ordinanza desta la reazione del governo. «Non escludiamo la possibilità di aprire un contenzioso con la Regione Piemonte e impugnare il decreto del presidente Cirio» confida la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina. «Il ministero – chiarisce Azzolina – ha detto che le temperature vanno prese a casa perché non è giusto che studenti contagiati utilizzino i mezzi di trasporto per arrivare a scuola. E non si può a 4 giorni dall’apertura cambiare le regole del gioco. È una questione di rispetto per le famiglie e per i dirigenti scolastici». «Non ci siamo mossi di un millimetro e non intendiamo farlo – replica Cirio -: avere la sicurezza che i bambini non abbiano la febbre è una tutela per tutti noi».

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