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Da stasera sciopero dei benzinai, per due giorni impianti chiusi in autostrada


a partire dalle 22

Per l’Unione nazionale consumatori l’agitazione è illegittima perchè secondo la legge “non si possono fare scioperi in caso di avvenimenti eccezionali di particolare gravità”

di V.N.

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2′ di lettura

Sciopero dei benzinai in vista, per protesta contro il crollo dei consumi (ma non dei prezzi) che da mesi li costringe a lavorare in perdita. Due giorni di stop – dalle 22 di martedì 12 alle 22 di giovedì 14 maggio – che interesseranno gli impianti di distribuzione carburanti della rete autostradale, compresi tangenziali e raccordi. E porteranno disagi ai cittadini, nonostante la poca gente in giro e il traffico ai minimi termini causa emergenza coronavirus.

L’astensione dal lavoro, spiega una nota congiunta di Fegica Cisl e Figisc-Anisa Confcommercio, servirà a denunciare “la condizione di emergenza economica e sanitaria nella quale continuano ad essere lasciate le imprese di gestione”. A fine marzo, l’astensione generale dal lavoro degli addetti alle pompe di benzina di tutta Italia era stata stata scongiurata in extremis grazie all’intervento dell’Autorità di Garanzia sugli scioperi e del Governo disposto a confrontarsi su una serie di agevolazioni.

Sindacati: Governo “indifferente e sordo” alla sorte dei gestori
Le organizzazioni di categoria considerano “incomprensibile”, l’atteggiamento “indifferente e sordo” del Governo, rispetto ad impegni “rimasti lettera morta, assunti all’interno di un tavolo negoziale che non si riunisce colpevolmente da oltre un mese. Non è certo chiudendosi al confronto o sperando che ciascuno – individuo o categoria – se la cavi da sé, con ogni mezzo trovi a sua disposizione, più o meno consentito, che si può contribuire a costruire per il Paese una uscita governata dalla crisi. Per quel che riguarda la categoria – chiude la nota sindacale – in assenza di un cambiamento di rotta del Governo, la protesta e le chiusure per sciopero sono destinate ad estendersi nelle prossime settimane anche al resto della rete distributiva”.

Consumatori: agitazione illegittima, cittadini danneggiati
L’inerzia del Governo, che al momento non ha convocato le sigle sindacali, non è piaciuta all’Unione nazionale dei consumatori, che considera “sempre sbagliato” il fatto di “non confrontarsi e non voler dialogare con tutte le parti”. Chiudendo gli impianti, sottolinea Massimiliano Dona, presidente Unc, passano comunque “dalla parte del torto”.

L’agitazione, spiega una nota, è infatti illegittima, “dato che viola la regolamentazione del settore adottata dalla Commissione di garanzia con deliberazione 01/94 del 19 luglio 2001, secondo la quale non si possono fare scioperi in caso di avvenimenti eccezionali di particolare gravità come è, ovviamente, l’emergenza coronavirus che sta vivendo il Paese”. “Fosse anche solo per questo – conclude Dona -il Governo avrebbe dovuto convocarli, così da esperire il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dalla legge 146 del ’90, per poi adottare l’ordinanza per disporre il differimento dell’astensione collettiva a quando sarà finita l’emergenza coronavirus. Ora a rimetterci saranno, come sempre, i consumatori”.

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