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Da oggi va in soffitta il superticket, la tassa sulla tassa


salute

Il disegno del ministero è più ampio, si punta alla revisione complessiva del sistema in base al reddito e senza differenze tra i territori

di Barbara Gobbi

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(Agf)

Il disegno del ministero è più ampio, si punta alla revisione complessiva del sistema in base al reddito e senza differenze tra i territori

3′ di lettura

È stato per quasi un decennio una tassa sulla tassa. Introdotto nel 2011 come entrata opzionale cui potevano ricorrere le Regioni in difficoltà economica, sembrava destinato a non andarsene più. Perché da Nord a Sud e indipendentemente dal colore politico, praticamente tutti i Governatori l’avevano applicato. E invece no. Da oggi 1° settembre va in soffitta il superticket, il plus fino a 10 euro sulle prestazioni di diagnostica e specialistica ambulatoriale che i cittadini, con modalità variabili, pagavano in aggiunta alla quota fissa di compartecipazione alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale. Tutti, salvo gli esenti per fascia d’età e reddito, torneremo a pagare 36 euro per ricetta. A prescindere dalle scelte che negli anni erano state fatte dai singoli territori con buona pace delle differenze regionali, che quando si guarda alla compartecipazione alla spesa compongono un vero e proprio puzzle di disuguaglianze.

L’intervento in manovra

La cancellazione del superticket è stata decisa dalla legge di Bilancio 2020, che ha messo sul piatto del fondo sanitario nazionale da oggi a dicembre 185 milioni di euro come compensazione per i mancati introiti nelle casse regionali. Cifra che a regime dal 2021 sarà di 554 milioni e consentirà così di azzerare il “fondino” da 60 milioni per il superamento del superticket, già previsto nella manovra 2018 e ripartito tra le Regioni per «conseguire una maggiore equità e agevolare l’accesso alle prestazioni sanitarie da parte di specifiche categorie di soggetti vulnerabili». Ma anche per riportare al centro il Ssn, che negli anni aveva assistito a vere e proprie fughe dei cittadini nel privato dove tante prestazioni costavano meno (e con minori attese) proprio per effetto del superticket.

«Una bandiera di equità»

E proprio come vessillo di equità è sbandierata la cancellazione della supertassa sulla salute, come fu definita a suo tempo: «Nel segno dell’universalità – ha spiegato il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri in un messaggio sui social – prosegue l’impegno del Governo per rendere più accessibile la sanità pubblica e garantire il diritto alla salute per tutti gli italiani». Certo il passo è importante ma non basta. Ne è consapevole lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza, che ha condotto in prima persona nell’autunno scorso la battaglia per eliminare il superticket trovando risorse aggiuntive in finanziaria. «Ogni volta che una persona non si cura come dovrebbe per motivi economici siamo dinanzi a una sconfitta per tutti noi e a una violazione della Costituzione», ha avvisato annunciando la data del 1° settembre come una svolta.

La giungla delle compartecipazioni

Però il disegno del ministero è più ampio: punta alla revisione complessiva dei ticket in base al reddito e senza differenze tra i territori. Ad annunciarlo al Sole-24Ore era stato il titolare della Salute nel dicembre scorso «Io voglio un Ssn a cui acceda sia un miliardario sia una persona in difficoltà economiche. Non promuoverò mai un provvedimento che colpisca i ceti medi. L’obiettivo è un bilanciamento generale che aiuti chi è più debole ad accedere alle cure e ponga la massima attenzione affinché neanche i ceti medi siano penalizzati». Poi è arrivato il Covid e il mondo sanitario, per così dire, lì si è fermato. Ora si tratta di ripartire: cancellato il superticket, resta in piedi la giungla delle compartecipazioni che va a incidere su un quadro di difficoltà economiche delle famiglie aggravato dalla pandemia. Senza contare che i 2,9 miliardi di euro in ticket sanitario pagati nel 2019 secondo la Corte dei conti – 1,5 miliardi sui farmaci e 1,3 miliardi sulle prestazioni sanitarie – corrispondono a livelli di spesa più alti nelle Regioni in piano di rientro (+1,2%) e decisamente in calo nelle altre (-3,1%). Nel complesso, insomma, la spesa per i ticket si abbassa da un anno all’altro ma le disuguaglianze no. Ed è qui che, abrogato il superticket, occorrerà concentrare gli interventi.

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